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11 Marzo 2026
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‘Ndrangheta nel Crotonese, il business della droga e le ambasciate dal carcere con Signal e Instagram

Nelle carte dell'inchiesta della Dda di Catanzaro, nome in codice "Libeccio", la fitta rete di rapporti intessuti in carcere da Scarface e il ruolo di referenti e familiari

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Dal carcere era riuscito a creare una importante rete relazionale, gestendo il traffico di droga, interfacciandosi con esponenti di altre realtà territoriali, assicurandosi un rapporto sinergico stabile. L’obiettivo dichiarato era smerciare sostanze stupefacenti nel mercato isolitano, dove diverse operazioni di polizia avevano creato non pochi problemi alle consorterie del posto, con canali di approvvigionamento non solo a Crotone, ma anche nel Vibonese, a Torre del Greco, Reggio Calabria, Nocera inferiore e Milano. Pasquale Manfredi, detto Scarface comunicava con l’esterno e con altri detenuti ristretti in altre carceri, procurandosi schede telefoniche e telefoni da utilizzare come “citofoni”, muovendosi al pari di un uomo libero. E’ quanto emerge nelle carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro (Libeccio), che ha portato a 19 arresti, di cui 18 in carcere e uno ai domiciliari.

I ruoli di referenti e familiari

Il principale referente nel territorio di Scarface sia per reperire risorse finanziarie, sia per procacciarsi narcotico da immettere nel mercato isolitano o da alienare in partite cospicue, ai narcos campani con i quali avrebbe dovuto interloquire era Giuseppe Passalacqua. Quest’ultimo votato anche ad avere rapporti diretti con i familiari di Manfredi in libertà, come il fratello Luigi detto Gino Porziano e la moglie Luigina Verterame, che si faceva parte diligente anche con suoi stretti familiari per introitare somme di denaro da consegnare a Passalacqua per finanziare gli acquisti di narcotico. Le somme di danaro, per lo meno in questa prima fase, dovevano servire per acquistare un chilo di droga pesante, oltre a un ulteriore chilogrammo da ricevere in conto vendita. Ma al di là del canale con i campani, Manfredi si interfacciava con Pietro Comberiati di Petilia Policastro, detenuto a Livorno, con il quale cercava una sponda per interessare la cosca Marando di Platì.

Le ambasciate tramite Signal e Instagram

 E in questo contesto emerge il ruolo di Perziano Daiane, persona vicina a Manfredi, pronta a venire incontro ai desiderata del sodale, una finanziatrice, particolarmente attiva nel reperire denaro, schede telefoniche e per interfacciarsi con Passalacqua, mentre Luigi Manfredi, figlio di Pasquale era funzionale a cercare contatti nel carcere dove era ristretto per permettere al padre di continuare il suo business. Agli atti dell’inchiesta viene documentato l’utilizzo di applicativi informatici, come Signal, per comunicare in sicurezza, a dimostrazione di come i sodali fossero chiaramente dediti ad allestire una progettualità criminosa di ampio respiro. L’incarico di  vettore di ambasciate era stato assunto dalla Perziano, colei che trascriveva e rilanciava messaggi di testo che Manfredi rivolgeva ai sodali utilizzando il canale Instagram dove i “compagni” avevano una serie di nickname, mentre il figlio di Scarface, Luigi, sondava ogni terreno per potere reperire fornitori seri in grado di assecondare i voleri del padre, vera mente del presunto disegno criminale.

Quest’ultimo poteva contare anche sul supporto di Tommaso Gentile, detenuto, che concertava con Scarface le modalità di smistamento della droga, rappresentando al cognato la possibilità di individuare canali di approvvigionamento in modo da potere avviare proficuamente l’attività. Una rete creata con i rapporti intessuti in carcere che trovavano terreno fertile, al di là della osmosi con altre realtà criminose, nell’ appartenenza alla ‘ndrangheta, all’interno della quale condividere valori e obiettivi illeciti, potendo parlare la “stessa lingua”. 

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