Dopo giorni di tensioni nella maggioranza, culminati con il referendum sulla giustizia che ha bocciato la riforma del governo Meloni, arriva un nuovo terremoto politico: Daniela Santanchè si è dimessa dal ruolo di ministra del Turismo. La decisione segue un lungo periodo di pressioni, culminate con l’auspicio pubblico della premier Giorgia Meloni affinché la ministra facesse un passo indietro.
L’uscita di scena di Santanchè arriva a pochi giorni dalle dimissioni di Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, segnalando come le fibrillazioni all’interno della maggioranza non accennino a diminuire. La mozione di sfiducia avanzata dall’opposizione è già calendarizzata per lunedì prossimo, mentre ieri sera il giornalista Nicola Porro ha confermato che la ministra sarebbe pronta a formalizzare le dimissioni entro poche ore.
La lettera a Meloni
Nel testo indirizzato a Giorgia Meloni, Santanchè precisa di aver deciso di lasciare il ministero solo a seguito della richiesta esplicita e pubblica della premier. La ministra sottolinea di aver guidato il dicastero con impegno e senza alcuna controversia, ringraziando per la fiducia e i riconoscimenti ricevuti negli anni.
“Volevo che fosse chiaro – scrive Santanchè – che il passo indietro avviene su tua richiesta diretta e non per pressioni interne al mio partito. Il mio certificato penale resta immacolato e sulla vicenda della cassa integrazione non esiste nemmeno un rinvio a giudizio”.
La ministra precisa inoltre di aver inizialmente esitato, perché intendeva separare la sua decisione dalle conseguenze del referendum e dalle vicende di altri membri della maggioranza: “Non volevo essere il capro espiatorio di una sconfitta che non mi riguarda, considerando anche i risultati in Lombardia e nel mio municipio”. Santanchè chiarisce di aver voluto distinguere il proprio gesto dalla situazione contingente di Delmastro, “che sta pagando un prezzo alto”.
Concludendo la lettera, Santanchè dichiara: “Chiarito questo, obbedisco e faccio quello che mi chiedi. Non nascondo un po’ di amarezza per il mio percorso ministeriale, ma nella vita ho sempre pagato i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del movimento”.









