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3 Aprile 2026
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Anno Giudiziario, è scontro aperto sulla riforma. Per Nordio l’attacco all’autonomia è “blasfemo”

Il Guardasigilli difende il nuovo corso normativo davanti al Capo dello Stato, mentre il vertice della Cassazione blinda l'indipendenza delle toghe. Allarme del Csm

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“Ritengo blasfemo sostenere che riforma tenda a minare principio indipendenza e autonomia delle toghe”. Con queste parole nette il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, respinge le critiche magistratura durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario in Cassazione. Alla presenza del Presidente Sergio Mattarella e delle massime cariche dello Stato, il Guardasigilli rivendica la bontà della manovra, mentre il Primo presidente Pasquale D’Ascola ribadisce che “la preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”.

Autonomia come dovere, non come privilegio

Nella sua relazione, D’Ascola traccia il perimetro del ruolo del giudice in un sistema fondato sull’uguaglianza sostanziale. Secondo il Primo presidente, la magistratura adempie al proprio dovere solo se ogni diritto riceve tutela effettiva e non meramente declamata. “La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”, sottolinea, richiamando la necessità di coltivare “un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”.

Le piaghe sociali: femminicidi, carceri e lavoro

Oltre il dibattito sulle riforme, l’analisi di D’Ascola investe le emergenze che bagnano di sangue le aule di giustizia. Il Primo presidente pone l’accento sulla “barbarie dei femminicidi”, sulla tragedia delle morti sul lavoro e sulla drammatica condizione delle carceri. “La dignità viene offesa insopportabilmente nel cittadino privato iniquamente del lavoro, nell’indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato, talora nel sofferente giunto a fine vita”, afferma con durezza, richiamando lo Stato al rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Il rischio delegittimazione secondo il Csm

Il Vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, chiude il cerchio avvertendo sui pericoli della tensione tra politica e magistratura. “La delegittimazione reciproca indebolisce le Istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini”, dichiara Pinelli, sottolineando come il disorientamento collettivo possa minare la credibilità di chi introduce norme e di chi le applica. Un rischio che, conclude il vicepresidente, va scongiurato con la responsabilità di tutti per evitare che il cittadino smetta di fidarsi di chi decide le sue sorti.

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