L’episodio risale al 29 settembre scorso e si è verificato nel quartiere Madonna di Campagna, a Torino.
Una vicina di casa, affacciata al balcone mentre stendeva i panni, avrebbe notato una scena estremamente pericolosa: una donna teneva un bambino piccolo sospeso fuori dal balcone, afferrandolo per i piedi e lasciandolo penzolare a testa in giù dal settimo piano dello stabile, a circa venti metri dal cortile sottostante.
Preoccupata per la sorte del piccolo, la donna ha immediatamente contattato le forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti gli agenti di polizia che hanno interrotto il gesto e messo in sicurezza il bambino.
La versione della madre
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna – arrivata in Italia da pochi mesi dal Pakistan – avrebbe spiegato agli agenti di non avere alcuna intenzione di fare del male al figlio. Il gesto, a suo dire, sarebbe stato un modo per punirlo dopo alcuni capricci, sostenendo che nel suo Paese d’origine simili comportamenti verrebbero talvolta utilizzati come forma di correzione.
L’inchiesta della procura minorile
La vicenda è stata immediatamente segnalata alla procura per i minorenni di Torino, che ha aperto un’indagine. In un primo momento la donna era stata iscritta nel registro degli indagati per tentato omicidio, ipotesi poi ridimensionata.
Nel fascicolo del pubblico ministero Davide Lucignani, del gruppo che si occupa delle fasce deboli, il reato è stato infatti riformulato in abuso dei mezzi di correzione, fattispecie che riguarda l’uso di metodi educativi sproporzionati o pericolosi.
I bambini collocati in comunità
Dopo l’episodio, il piccolo e un altro figlio della donna sono stati temporaneamente allontanati dalla madre. In una prima fase i due minori sono stati affidati a un’altra famiglia.
Successivamente, sulla base delle relazioni dei servizi sociali che segnalavano forti difficoltà emotive nei bambini, è stata adottata una soluzione diversa: madre e figli sono stati inseriti insieme in una comunità, dove la donna viene seguita da psicologi e assistenti sociali mentre proseguono gli accertamenti sulle sue capacità genitoriali.








