Nuovi elementi emergono dall’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi di Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Procura di Napoli, il cuore malato di Domenico fu espiantato alle 14:18, mentre il via libera per l’arrivo del cuore donato, prelevato a Bolzano, sarebbe giunto solo alle 14:22, quattro minuti dopo l’inizio della procedura in sala operatoria.
La dinamica al centro delle indagini
Questa discrepanza temporale – il trapianto del cuore malato avvenuto prima dell’arrivo confermato dell’organo donato – è uno dei punti più controversi della vicenda che gli inquirenti stanno approfondendo. Testimonianze raccolte tra i sanitari indicano che l’équipe medica avrebbe iniziato l’espianto prima di avere conferma certa dell’arrivo dell’altro cuore, aprendo così un nodo cruciale sulle procedure adottate.
Da quanto emerge, la discussione sulla tempistica fu così accesa che, in un confronto interno svoltosi in seguito all’accaduto, il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe anche sferrato un calcio a un termosifone durante una riunione con altri medici e infermieri.
Tentativi disperati di salvare il cuore donato
Alcuni testimoni hanno raccontato ai magistrati che, quando il cuore donato è giunto a Napoli, era completamente congelato all’interno del contenitore usato per il trasporto, tanto da rendere necessario un disperato tentativo di scongelamento con acqua fredda, poi tiepida e infine calda da parte degli infermieri presenti in sala operatoria.
Nonostante questi tentativi, l’organo si presentava danneggiato e “duro come una pietra”, secondo alcune testimonianze raccolte negli atti. Tuttavia, per la mancanza di alternative, i chirurghi decisero di procedere comunque con il trapianto.
Nessuna responsabilità individuata a Bolzano, indagini in corso
Secondo il legale della famiglia, al momento le indagini non attribuirebbero responsabilità specifiche all’equipe di Bolzano in relazione alla conservazione e all’invio dell’organo. I carabinieri del Nas di Trento, che hanno ascoltato anche medici dell’equipe estera, continuano a ricostruire la catena degli eventi per capire chi abbia provveduto all’aggiunta di ghiaccio secco nel contenitore isotermico utilizzato, elemento che potrebbe aver compromesso l’integrità dell’organo durante il trasporto.
Una tragedia sotto la lente della Procura
Il caso, che ha suscitato profonda commozione in tutto il Paese, è al centro di un’inchiesta che valuta possibili ipotesi di reato legate alla gestione dell’intervento e alla catena di responsabilità coinvolta nel trapianto. Le autorità stanno verificando se le procedure seguite e la tempistica adottata possano aver influito sull’esito dell’operazione, ma per ora l’espianto anticipato e le condizioni dell’organo donato restano tra i principali elementi d’indagine.








