Il Decreto Sicurezza è ufficialmente legge. L’approvazione definitiva è giunta stamattina alla Camera dei Deputati, incassando 162 sì, 102 no e un solo astenuto. Il passaggio finale è avvenuto dopo il voto di fiducia e una sessione notturna che ha messo a dura prova la tenuta dell’emiciclo. Ai banchi del governo, per assistere al compimento dell’iter legislativo, sedevano il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il Vicepremier Matteo Salvini, leader della Lega. Nonostante il via libera della Camera, l’attività dell’esecutivo sul tema non si ferma: a Palazzo Chigi è già iniziato un Consiglio dei Ministri presieduto dal Vicepremier Antonio Tajani, data l’assenza di Giorgia Meloni, impegnata nel vertice UE a Cipro, per varare un nuovo decreto legge sui rimpatri volontari assistiti, che conterrà anche alcuni correttivi tecnici al testo appena approvato.
Le opposizioni in aula: cartelli e “Bella Ciao”
La tensione politica è esplosa nel momento della proclamazione del risultato. I banchi delle minoranze si sono riempiti di cartelli con lo slogan “La nostra sicurezza è la Costituzione”, una critica diretta all’impostazione securitaria del provvedimento. La protesta visiva è presto diventata sonora: i deputati delle opposizioni hanno intonato in coro “Bella Ciao”, trasformando l’aula in un’arena di scontro simbolico. La contestazione ha mirato a sottolineare la distanza valoriale tra le misure introdotte dalla nuova legge e i principi costituzionali invocati dai parlamentari contrari al testo.
Il controcanto del centrodestra e l’Inno d’Italia
In risposta al canto partigiano delle opposizioni, i deputati della maggioranza di centrodestra hanno reagito intonando l’Inno di Mameli. Quello che era iniziato come un controcanto di parte ha però assunto una piega istituzionale: nel giro di pochi istanti, l’intero emiciclo si è alzato in piedi e l’opposizione ha smesso di cantare “Bella Ciao” per unirsi al coro nazionale. Il “Canto degli Italiani” ha così risuonato in modo unanime a Montecitorio, portando a una conclusione solenne una mattinata caratterizzata da toni asperrimi.






