29 Agosto 2026
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Caos nel Golfo, si accende la battaglia di Hormuz: transiti azzerati, pioggia di missili sulle basi Usa e petrolio in volo

Escalation militare senza precedenti tra Washington e Teheran con raid aerei a tappeto e risposte balistiche in tutto il Medio Oriente. Lo Stretto strategico è bloccato e le navi viaggiano "al buio". La Bce lancia l'allarme: pesanti rischi al ribasso per la crescita economica globale.

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La crisi geopolitica in Medio Oriente precipita in un conflitto aperto che rischia di paralizzare i mercati globali. Nella notte, le forze armate degli Stati Uniti hanno lanciato una nuova e massiccia ondata di attacchi aerei contro il territorio iraniano, con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare le postazioni da cui vengono colpite le navi commerciali. La replica di Teheran è stata immediata e su scala regionale: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha rivendicato una serie di raid balistici e attacchi con droni diretti contro le installazioni militari statunitensi dislocate in Giordania, Bahrein, Kuwait e Oman.

Sul piano dei dettagli operativi, il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha comunicato di aver “completato questa settimana, l’11 luglio, una terza serie di attacchi contro l’Iran, ritenendo le forze iraniane responsabili dell’attacco a un’altra nave mercantile nello Stretto di Hormuz”. Secondo la nota del Centcom, “le forze statunitensi hanno colpito circa 140 obiettivi militari iraniani con munizioni di precisione lanciate da aerei da combattimento terrestri e navali, droni e unità navali. Tra gli obiettivi figuravano siti missilistici e di droni iraniani, capacità navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera”. Nelle stesse ore, tuttavia, la contraerea della Giordania ha intercettato quattro vettori nello spazio aereo nazionale, mentre i Pasdaran hanno annunciato di aver completamente distrutto due lanciatori di missili Himars e depositi di munizioni in Kuwait, oltre a sistemi radar a lungo raggio in territorio omanita. Il capitano Tim Hawkins, portavoce dell’Us Central Command, ha confermato ad Axios la gravità della situazione nelle ultime ore: “Nell’ultima ora le forze delle Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno sparato contro il traffico mercantile in transito nello Stretto di Hormuz. Un aereo americano ha abbattuto un missile da crociera iraniano e un drone”.

Il blocco navale a Hormuz e lo strappo diplomatico sul memorandum

L’impatto sul commercio marittimo internazionale è immediato e devastante. Secondo quanto riferito dalla Bbc, che cita i dati di monitoraggio marittimo di MarineTraffic, i transiti di navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz sono da considerarsi di fatto azzerati. Le poche imbarcazioni cargo che hanno tentato il passaggio nelle ultime ore lo hanno fatto forzando il blocco “al buio”, ovvero disattivando i trasponder di bordo per non farsi localizzare. Per i Pasdaran, l’allontanamento delle forze di Washington resta l’unica via d’uscita: “l’unico modo per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico navale è porre fine alle interferenze dell’esercito aggressore statunitense nello Stretto e rispettare la sovranità dei Paesi sulle proprie acque costiere”, ammonendo che il proseguimento delle operazioni “porterà a incidenti ancora più gravi nel settore mondiale del petrolio e del gas”.

La crisi militare cammina di pari passo con il totale collasso diplomatico dei canali di comunicazione tra le due potenze. Il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ha formalmente sancito la fine della tregua politica legata agli accordi siglati nel mese di giugno, accusando gli Stati Uniti di aver vanificato gli sforzi di pace e di aver violato sistematicamente i patti. Attraverso l’agenzia ufficiale Irna, Baghaei ha chiarito la posizione della Repubblica Islamica: “Il nostro impegno sarà adempiuto in relazione a quello della controparte: laddove essi abbiano violato l’accordo con vari pretesti, neppure noi lo abbiamo attuato e continueremo a comportarci di conseguenza. L’Iran ha agito con serietà e buone intuizioni nei negoziati, e nessuno può accusarlo di aver violato i propri impegni. Sono stati gli americani a violare il Memorandum d’Intesa e a fare a pezzi l’accordo composto da 14 articoli”.

Fiammata del greggio sui mercati e l’allarme stabilità della Bce

Le ripercussioni economiche dell’escalation militare si sono riversate istantaneamente sulle piazze finanziarie mondiali. I prezzi del petrolio hanno aperto le contrattazioni con forti rialzi che superano il 4,5%. Nelle contrattazioni sulle materie prime, il greggio Wti con consegna ad agosto è balzato a 74,66 dollari al barile con un incremento del 4,55%, mentre il Brent con consegna a settembre, benchmark di riferimento internazionale, si è attestato a 79,41 dollari al barile, facendo registrare un progresso del 4,47%.

Questo scenario di profonda instabilità geopolitica rischia di compromettere la ripresa economica del continente europeo. All’interno del rapporto annuale del Comitato europeo per i rischi sistemici (Esrb), l’organismo di vigilanza macroprudenziale che fa capo alla Banca Centrale Europea, gli analisti di Francoforte hanno espresso forte preoccupazione per la tenuta dei mercati finanziari e dell’economia reale. Nel documento viene evidenziato come, “sebbene la risoluzione di alcune controversie commerciali e la conclusione di nuovi accordi commerciali abbiano contribuito ad attenuare l’incertezza sulle politiche nella seconda metà del 2025, le rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente all’inizio del 2026 hanno accentuato i rischi di ribasso per la crescita economica”. Secondo l’istituto di Francoforte, lo spettro di un conflitto prolungato potrebbe avere risvolti strutturali, poiché “l’intensificarsi dei conflitti in Medio Oriente o il deterioramento del clima di rischio a livello globale potrebbero innescare correzioni di mercato brusche e disordinate, con possibili ripercussioni sull’economia reale attraverso un indebolimento della fiducia e un aumento dei costi di finanziamento”.

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