× Sponsor
29 Aprile 2026
29 Aprile 2026
spot_img

Da “Dov’è Rocchi?” al gol di Muntari. Il calcio italiano: un’opera incompiuta in due atti. Prima e dopo il VAR

Con chi parlava Rocchi a San Siro? E su quali basi si affermerebbe che Colombo fosse «gradito ai nerazzurri» e Doveri «poco»?

spot_img

Intendiamoci. questi sono solo numeri. Freddi, muti, democratici. Non tifano nessuno — in teoria — ma forse frequentano le sale VAR. Esistono e basta, e chi vuole può ignorarli, come si ignora un gol di Muntari quando la palla entra di un metro oltre la linea.

Il gol che non è mai entrato

Già. Muntari. È il 25 febbraio 2012. Milan-Juventus a San Siro. Il Milan è in testa alla classifica con un punto sulla Juventus, in una sfida che potrebbe già dire molto sulla stagione.
Muntari colpisce di testa a un metro dalla porta, Buffon non trattiene, la palla entra. Il gol non viene convalidato.
Le foto avrebbero poi documentato che il pallone aveva superato la linea di quasi un metro, distanza che, per chiunque abbia frequentato le elementari, viene definita tecnicamente “dentro”.
Tutti sul pianeta Terra vedono, tranne chi deve vedere. O non vuole.
Quella sera il Milan ha le mani sullo scudetto. Poi Tagliavento con quella decisione, e il gol di Matri ridimensiona tutto. Un gol che non entra. Una storia mai finita.
È il calcio senza VAR, quello in cui per non vedere un pallone dentro la porta di un metro bisognava avere una vocazione quasi mistica per la cecità selettiva. Un’epoca che molti rimpiangono, specie in certi quartieri di Milano nord.

Benvenuti nel futuro: si bussa al vetro

Ma poi arriva il VAR. La tecnologia. La modernità. La trasparenza. E con quella modernità arriva anche una nuova figura: il designatore degli arbitri che, secondo l’ipotesi investigativa della Procura di Milano, si alza dalla sua postazione e bussa sul vetro della sala VAR. Richiama l’attenzione degli addetti. I quali — guarda un po’ — poi assegnano il rigore.
Stesso schema, epoca diversa.
Prima il guardalinee alzava la bandierina nel momento sbagliato. Adesso, nell’era digitale, si bussa al vetro. Si chiama progresso.
Quel designatore — lo stesso che Massimiliano Allegri, in un momento di rara e urlata lucidità bordo-campo durante una finale di Coppa Italia, cerca invocandone il nome come un’evocazione — riceve un avviso di garanzia dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva.
L’ipotesi è che abbia condizionato alcune scelte arbitrali esercitando pressioni sul VAR. Tra le partite nel mirino degli inquirenti c’è Inter-Verona del gennaio 2024, con la mancata espulsione di Bastoni per gomitata su Duda.
Scommettiamo che in quella partita l’Inter non rimedia cartellini rossi?

Cosa sappiamo

Gli indagati sono cinque. Quattro per frode sportiva, Gianluca Rocchi, capo designatore; Paolo Gervasoni, supervisore VAR; Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, addetti al VAR. Uno, Daniele Paterna, per false informazioni rese al pm. Non c’è, al momento, nessun dirigente di club di Serie A o B. Nemmeno dell’Inter, che nell’avviso di garanzia a Rocchi compariva come ipotetica beneficiaria.
Il che apre una domanda banale: con chi parlava Rocchi a San Siro? E su quali basi si affermerebbe che Colombo fosse “gradito ai nerazzurri” e Doveri “poco”?
L’avviso di garanzia recita “concorso in frode sportiva con altre persone non identificate”. Se siano state identificate nel frattempo, o se siano ancora da individuare, è domanda che appartiene agli sviluppi, e solo a quelli. Potrebbero emergere altri indagati. Ce lo dirà l’inchiesta.
Nel frattempo, i punti interrogativi restano lì, in fila, pazienti, come quei palloni che entrano in porta e vengono dati buoni solo in certi momenti della storia.

La geometria non cambia mai

Il filo è lungo, sottile, e attraversa indenne decenni di calcio italiano. Cambia la tecnologia, cambiano i nomi, cambia persino l’imputazione, ma la geometria rimane quella: c’è sempre qualcuno che non vede, qualcuno che bussa, qualcuno che fischia nel momento giusto, e qualcuno — guarda caso sempre lo stesso — che ne beneficia.
I numeri in cima raccontano cinque anni. La storia ne racconta molti di più. Ci limitiamo a leggerli. Aspettando di sapere dove si trovava Rocchi. Che nel frattempo, come indicato dal suo avvocato, non si presenterà in Procura.

spot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE

spot_img