Un piano eversivo alimentato dall’odio razziale e dalla propaganda digitale è stato sventato dai Carabinieri del Ros, che hanno tratto in arresto un diciassettenne pescarese residente a Perugia. Le accuse formulate dalla Procura dei minori dell’Aquila sono pesantissime: il giovane è ritenuto responsabile di detenzione di materiale con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Secondo quanto emerso dalle indagini, il ragazzo non si limitava all’adesione ideologica, ma stava attivamente pianificando un assalto violento contro un istituto scolastico, ispirandosi alle narrazioni sulla supposta superiorità della «razza ariana» veicolate attraverso canali Telegram specializzati.
La fabbrica dell’odio: ordigni chimici e armi stampate in 3D
L’attività del giovane indagato rivela un livello di competenza tecnica allarmante, acquisita attraverso la consultazione di forum clandestini e manuali operativi. Gli inquirenti hanno accertato che il diciassettenne lavorava alla fabbricazione di armi da fuoco e ordigni chimici, cercando informazioni specifiche sulla produzione di armi mediante l’utilizzo di stampanti 3D. Il monitoraggio della sua attività online ha permesso di scoprire il possesso di documenti contenenti istruzioni per la manipolazione di sostanze batteriologiche pericolose e vademecum dedicati al sabotaggio di infrastrutture e servizi pubblici, delineando un profilo criminale orientato alla destabilizzazione dell’ordine pubblico.
Il rischio esplosivo: la sintesi della “madre di Satana”
Tra gli elementi più inquietanti emersi dall’inchiesta figura l’interesse del minorenne per il TATP (perossido di acetone), un esplosivo estremamente instabile e potente. Conosciuto negli ambienti terroristici come la «madre di Satana», questo composto è già stato tristemente impiegato negli attentati di Parigi e Bruxelles per la relativa facilità di reperimento dei precursori chimici. La ricerca ossessiva di formule per la sintesi di questa sostanza conferma, secondo i magistrati, la concretezza del pericolo rappresentato dal giovane, che si stava dotando degli strumenti necessari per passare all’azione in tempi brevi.
Una rete transregionale sotto la lente del Ros
L’operazione che ha portato alla cattura del giovane non si è limitata all’Umbria e all’Abruzzo, ma ha visto i militari del Ros impegnati in perquisizioni e accertamenti anche in Toscana ed Emilia-Romagna. Questo coordinamento territoriale suggerisce l’esistenza di una rete di contatti o di interessi condivisi che gravitano attorno a piattaforme di messaggistica criptata, dove contenuti antisemiti e suprematisti fanno da volano alla radicalizzazione violenta di soggetti giovanissimi. L’ordinanza di custodia cautelare punta a interrompere un processo di escalation che avrebbe potuto portare a una tragedia di dimensioni impreviste.








