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25 Aprile 2026
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Frode sportiva e Var, Rocchi si autosospende: “Scelta difficile, ma necessaria per il gruppo”

Dalle designazioni “gradite” alle pressioni nelle revisioni video: emergono nuovi dettagli nell’inchiesta che scuote il sistema arbitrale italiano

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Il designatore arbitrale Gianluca Rocchi ha deciso di autosospendersi dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano per presunto concorso in frode sportiva.

“In merito alla vicenda odierna, in accordo con l’Associazione Italiana Arbitri e per il bene del gruppo CAN, ho deciso di autosospendermi, con decorrenza immediata”, ha dichiarato Rocchi, spiegando che si tratta di una scelta maturata per garantire serenità all’ambiente arbitrale.

Lo stesso dirigente ha definito la decisione “sofferta, difficile ma condivisa con la mia famiglia”, sottolineando come l’obiettivo sia quello di consentire un corretto svolgimento del procedimento giudiziario. “Sono certo uscirò indenne e più forte di prima”, ha aggiunto. L’interrogatorio di garanzia è fissato per il 30 aprile davanti al pm Maurizio Ascione.

Le accuse sulle designazioni arbitrali

Al centro dell’indagine ci sarebbero presunte interferenze nella scelta degli arbitri durante la stagione 2024-2025 di Serie A, con particolare riferimento a partite considerate decisive nella corsa al titolo.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Rocchi avrebbe orientato alcune designazioni individuando direttori di gara ritenuti “graditi” all’Inter. Tra gli episodi citati dagli inquirenti compare la semifinale di Coppa Italia disputata a San Siro il 2 aprile 2025, durante la quale sarebbe stata “combinata” la successiva designazione dell’arbitro Andrea Colombo per la gara Bologna-Inter del 20 aprile.

Nello stesso contesto investigativo viene ipotizzato anche un intervento volto a “schermare” la designazione di Daniele Doveri, con l’obiettivo di riservarlo ad altre partite ritenute meno rilevanti per la squadra milanese. Si tratta di elementi che restano oggetto di verifica e che dovranno essere chiariti nel prosieguo delle indagini.

Il filone VAR e le presunte pressioni

Un altro aspetto centrale dell’inchiesta riguarda la gestione del VAR nella sala operativa di Lissone. Gli investigatori ipotizzano che Rocchi, nel ruolo di supervisore, possa aver esercitato pressioni in alcune decisioni arbitrali.

In particolare, sotto la lente c’è la partita Udinese-Parma del 1° marzo 2025, in cui si sarebbe verificata una revisione “on field” culminata con l’assegnazione di un calcio di rigore. Secondo l’ipotesi investigativa, il designatore avrebbe richiamato l’attenzione degli addetti VAR, influenzando il processo decisionale.

Un video acquisito agli atti mostrerebbe le fasi concitate della valutazione dell’episodio, elemento che ha contribuito a modificare la posizione di Daniele Paterna, inizialmente ascoltato come testimone e poi indagato per falsa testimonianza. Nell’inchiesta risulta coinvolto anche Andrea Gervasoni, supervisore VAR, con l’accusa di concorso in frode sportiva.

Un’inchiesta che tocca l’intero sistema calcio

L’indagine della Procura di Milano si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge diversi livelli del calcio italiano, dalla componente arbitrale fino alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e ai club. Il reato ipotizzato è quello di frode sportiva, già al centro dello scandalo di Calciopoli, anche se al momento si tratta esclusivamente di una fase preliminare dell’inchiesta.

Lo stesso Rocchi, nelle prime dichiarazioni, ha ribadito la propria tranquillità: “Sono sorpreso ma sereno, vado avanti”. Saranno ora gli sviluppi giudiziari a chiarire i contorni della vicenda e le eventuali responsabilità.

In attesa degli sviluppi

La posizione del designatore resta quindi al vaglio degli inquirenti, mentre il sistema arbitrale italiano affronta una fase delicata. L’autosospensione rappresenta un passaggio significativo, destinato ad avere ripercussioni anche sull’organizzazione della CAN e sulla gestione del finale di stagione.

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