La nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi ruota adesso attorno a una semplice pen drive da 2 gigabyte, trovata anni fa nel cestino di vimini dietro la televisione della cucina della villetta di Garlasco. Secondo quanto riportato da Cesare Giuzzi del Corriere della Sera, gli investigatori ritengono oggi che quella chiavetta possa rappresentare uno degli elementi più delicati e decisivi dell’intera nuova indagine. Per i pm di Pavia, infatti, su quel supporto sarebbero transitati alcuni video intimi di Chiara Poggi e dell’allora fidanzato Alberto Stasi.
L’ipotesi dei pm: “Sempio sapeva dei filmati”
Al centro dell’attenzione investigativa c’è ora Andrea Sempio. Gli inquirenti considerano “probante” un passaggio di un lungo monologo registrato il 14 aprile 2025, nel quale Sempio, parlando da solo in auto, farebbe riferimento sia alle telefonate con Chiara Poggi sia a quei filmati custoditi, parole sue, “dentro la penna”. Per la Procura, quel dettaglio sarebbe cruciale: fino alla nuova consulenza tecnica dell’esperto Paolo Dal Checco, infatti, nessuno avrebbe saputo che sulla chiavetta fossero transitati quei contenuti video, cancellati anni prima e poi recuperati attraverso le nuove analisi informatiche. La difesa di Sempio sostiene invece che il 38enne stesse semplicemente ironizzando su un podcast dedicato al caso Garlasco che stava ascoltando in auto. Ma secondo i carabinieri, nel podcast non si parlava né dei video né delle telefonate.
Il nodo del 20 luglio 2007 e il pc di Chiara Poggi
La nuova ricostruzione investigativa si concentra anche sul 20 luglio 2007, data considerata significativa dagli investigatori. Secondo i pm, sarebbe uno dei momenti in cui Andrea Sempio avrebbe avuto accesso al computer di Chiara Poggi, trovandosi in casa insieme a Marco Poggi. In quella occasione, un video registrato dallo stesso Sempio con il cellulare sarebbe stato scaricato proprio sul pc della vittima. Da qui il sospetto che il 38enne possa aver visualizzato anche i file privati presenti nella cartella protetta “Albert”.
La tensione con Marco Poggi: “Atteggiamento ostile”
Gli interrogatori degli ultimi mesi avrebbero fatto emergere anche un clima di forte tensione con Marco Poggi. Secondo quanto trapelato dagli atti citati dal Tg1 e riportati dal Corriere della Sera, gli investigatori avrebbero definito il fratello della vittima “ostile” e in “costante difesa d’ufficio” di Andrea Sempio. Durante l’interrogatorio davanti alla pm Giuliana Rizza, Marco Poggi avrebbe manifestato disagio e irritazione:
“Capisco che fate il vostro lavoro, però in questa situazione mi state influenzando”, avrebbe dichiarato. Per gli inquirenti, il suo atteggiamento sarebbe apparso diverso rispetto alle audizioni precedenti.
Le nuove intercettazioni e il silenzio di Sempio
Nell’inchiesta sarebbero finite anche alcune intercettazioni in cui Andrea Sempio parlerebbe di “tanto sangue”, elemento che però necessita ancora di contestualizzazione. Gli investigatori starebbero inoltre approfondendo episodi più recenti relativi a presunti accessi abusivi a profili WhatsApp di colleghe e all’acquisto di immagini erotiche online. Nel lungo interrogatorio davanti ai pm di Pavia, Sempio avrebbe ascoltato per oltre due ore gli elementi raccolti dall’accusa senza replicare, mantenendo il silenzio già annunciato dai suoi legali. Un atteggiamento che, insieme ai nuovi accertamenti tecnici sulla chiavetta Usb, continua ad alimentare uno dei casi giudiziari più discussi e controversi della cronaca italiana.







