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14 Giugno 2026
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Garlasco, Stasi lascia il carcere dopo 10 anni: i giudici frenano le polemiche. “Decisione presa sulla base degli atti ”

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso ad Alberto Stasi l’affidamento in prova ai servizi sociali. Ma i giudici precisano: “Non basta avere meno di quattro anni di pena residua”. Decisiva la valutazione degli atti e del percorso carcerario

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Dopo oltre dieci anni trascorsi nel carcere di Bollate, Alberto Stasi ottiene ufficialmente l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha depositato il provvedimento che consente all’uomo condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto di Garlasco di lasciare il carcere e scontare fuori gli ultimi circa due anni di pena. Una decisione che riaccende inevitabilmente il dibattito pubblico su uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia.

I giudici: “Non è stata una decisione automatica”

A pesare maggiormente nella decisione è stata la valutazione concreta del percorso carcerario e degli atti processuali. Il Tribunale di Sorveglianza ha infatti voluto chiarire subito un punto: il via libera all’affidamento non è stato automatico, neppure dopo il parere favorevole espresso dalla Procura generale di Milano. Un concetto ribadito dal presidente del Tribunale di Sorveglianza Marcello Bortolato, che ha spiegato come il parere positivo della Procura “non sia vincolante”. “Le valutazioni vengono fatte sulla base degli atti”, ha dichiarato Bortolato all’ANSA.

“Altrimenti uscirebbero tutti”: il messaggio del Tribunale

Il presidente del Tribunale ha voluto anche spegnere le polemiche nate dopo la decisione. “Non sono mai cose automatiche, altrimenti sarebbero fuori tutti quelli che hanno meno di quattro anni da scontare”, ha precisato. Parole che puntano a sottolineare come il beneficio concesso ad Alberto Stasi sia il risultato di un’analisi specifica legata alla sua condotta detentiva e non un automatismo previsto dalla legge.

Dieci anni a Bollate e la semilibertà

Stasi era entrato nel carcere di Bollate nel dicembre del 2015 dopo la condanna definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Negli ultimi mesi si trovava già in regime di semilibertà: lavorava all’esterno durante il giorno ma era obbligato a rientrare in carcere la sera. Secondo quanto emerso, proprio il percorso mantenuto durante la detenzione avrebbe inciso positivamente nella valutazione del Tribunale.

Il caso Garlasco continua a dividere l’Italia

Nonostante la decisione sulla misura alternativa, il caso Garlasco continua a restare al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. Alberto Stasi ha sempre sostenuto la propria innocenza e la difesa starebbe lavorando a una possibile richiesta di revisione del processo. L’affidamento ai servizi sociali, però, non ha alcun collegamento con un’eventuale riapertura del caso.

Una decisione destinata a far discutere

L’uscita dal carcere di Alberto Stasi riporta inevitabilmente alla memoria uno dei delitti più mediatici degli ultimi vent’anni. E mentre il Tribunale rivendica la correttezza tecnica della decisione, il dibattito pubblico sul caso Poggi continua ancora oggi a dividere opinione pubblica, esperti e cronisti giudiziari.

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