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4 Marzo 2026
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Giustizia, l’affondo di Nordio: “Dopo il Sì al referendum cambieremo la custodia cautelare”

Il Guardasigilli alza la posta in vista del voto: la separazione delle carriere è solo l'inizio. Nel mirino del governo finisce l'arresto preventivo

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La campagna elettorale per il referendum sulla giustizia si arricchisce di un nuovo capitolo che sposta l’asse della riforma ben oltre la semplice divisione dei ruoli tra giudici e pubblici ministeri. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha scelto la platea di Bari, ospite di un convegno organizzato dalla Camera Penale e dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati, per lanciare un annuncio che suona come una promessa solenne agli elettori del Sì: “Dopo il referendum metteremo mano alla custodia cautelare“.

Il voto referendario viene così presentato come un vero e proprio lasciapassare politico per completare il pacchetto di riforme care alla destra, che già include la stretta sull’uso del trojan e la riforma della responsabilità civile dei magistrati.

Un sistema da “de-fascistizzare”: la tesi del Ministro

Nel suo tour elettorale, Nordio, come riporta Il Fatto Quotidiano, ha ribadito una delle sue tesi storiche per giustificare l’urgenza del cambiamento, puntando il dito contro le radici del diritto penale italiano. “Abbiamo ancora una giustizia che risente del fascismo – ragiona Nordio – perché c’è un codice penale firmato da Mussolini ed è questo che la sinistra non vuole capire”.

Secondo il Guardasigilli, l’opposizione al referendum rappresenterebbe un ostacolo al passaggio verso un sistema puramente anglosassone. Questo approccio sarebbe, nella visione di Nordio, la conseguenza fisiologica del Codice di procedura penale firmato da Giuliano Vassalli nel 1989. “Dopo che avrà vinto il Sì metteremo mano al Codice di procedura penale, soprattutto sulla custodia cautelare. Vi anticipo che stiamo cercando di riportare il codice al suo originario spirito accusatorio voluto da Vassalli”, ha dichiarato il Ministro.

Il ritorno della battaglia sulla “reiterazione del reato”

Svuotare le carceri dai detenuti in attesa di giudizio è un “vecchio pallino” del Ministro, che già nel 2022 aveva sostenuto i referendum abrogativi promossi da Lega e Radicali. Uno di quei quesiti mirava specificamente a eliminare il “pericolo di reiterazione del medesimo reato” dai criteri necessari per disporre la custodia cautelare.

Tuttavia, il precedente storico suggerisce una certa distanza tra queste proposte e l’elettorato: in quella tornata referendaria votò solo il 20% degli aventi diritto. Tra chi si recò alle urne, il 55% fu favorevole e il 45% contrario, numeri che non permisero il raggiungimento del quorum nonostante la forte motivazione dei sostenitori del Sì rispetto a un fronte del No che trasse vantaggio dall’astensionismo.

Il “tavolo di confronto” e le critiche sul metodo

Nordio assicura che il giorno successivo alla vittoria referendaria sarà convocato un tavolo di confronto con avvocati, magistratura e accademia. Un annuncio che stride, secondo i critici, con l’iter parlamentare della riforma sulla separazione delle carriere, approvata per quattro volte in una versione blindata che non ha permesso modifiche nemmeno alla stessa maggioranza.

Mentre la campagna elettorale entra nel vivo, la custodia cautelare diventa ufficialmente il nuovo terreno di scontro tra chi vede una necessaria tutela delle garanzie individuali e chi teme un indebolimento degli strumenti di contrasto alla criminalità.

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