Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha rassegnato ufficialmente le dimissioni, ponendo fine al suo mandato iniziato nel 2018. La decisione arriva al termine di una giornata convulsa, segnata da riunioni straordinarie e forti pressioni istituzionali e sportive. Il passo indietro era ormai nell’aria dopo il clima di crisi che ha investito il calcio italiano negli ultimi giorni.
Il peso del fallimento della Nazionale
A incidere in maniera decisiva è stato il nuovo flop della Nazionale italiana, esclusa per la terza volta consecutiva dal Mondiale. Un risultato storico in negativo che ha scatenato critiche diffuse e richieste di cambiamento ai vertici federali. La sconfitta ai playoff contro la Bosnia-Erzegovina ha rappresentato il punto di rottura definitivo, rendendo inevitabile una svolta ai piani alti della federazione.
Pressioni politiche e istituzionali
Negli ultimi giorni si era intensificato anche il pressing da parte del governo e delle istituzioni sportive. Il ministro dello Sport Abodi aveva esplicitamente chiesto un segnale forte, sottolineando la necessità di responsabilità dopo il fallimento, chiedendo addirittura al Coni di commissariare la Figc stessa.
Il consiglio straordinario e il voto
A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici.
Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano.
La FIGC ha già fissato la data per eleggere il nuovo presidente: si voterà il 22 giugno. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici. L’assemblea elettiva sarà chiamata a scegliere la nuova guida del calcio italiano, con candidature che dovranno essere presentate nelle settimane precedenti. Nel frattempo, la federazione proseguirà la propria attività in regime transitorio.
Al via il toto-nomi
I nomi più caldi delle ultime ore sono principalmente due: Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e Giancarlo Abete, già presidente della Figc dal 2007 al 2014. Da non sottovalutare anche Matteo Marani, presidente della Lega Pro e Albertini, indicato dai calciatori stessi.









