Per la prima volta in Italia è stato identificato un caso umano di influenza aviaria. Il paziente, ricoverato in Lombardia, è stato contagiato all’estero, prima del suo arrivo nel nostro Paese.
Si tratta di un’infezione causata dal virus A(H9N2), un ceppo noto per la sua bassa patogenicità, secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute.
Contagio avvenuto all’estero: nessuna trasmissione in Italia
L’uomo, proveniente dall’Africa, avrebbe contratto il virus nel Paese d’origine attraverso contatti con animali infetti o ambienti contaminati.
Le verifiche effettuate sui contatti stretti – familiari, sanitari e passeggeri dello stesso volo – hanno dato esito negativo. Non è stata rilevata alcuna trasmissione da uomo a uomo, elemento che riduce significativamente il rischio per la popolazione.
Gli esperti: “Situazione sotto controllo”
A rassicurare è anche l’epidemiologo Gianni Rezza: “Non c’è alcun allarme in Italia. Il ceppo H9N2 ha una virulenza limitata e, ad oggi, non ha mai mostrato capacità di trasmissione interumana”.
Nella maggior parte dei casi, infatti, l’infezione provoca sintomi lievi o addirittura resta asintomatica.
Attivato il monitoraggio nazionale
Nonostante il quadro rassicurante, il sistema sanitario ha attivato immediatamente tutte le procedure di controllo e sorveglianza.
Il Ministero della Salute ha avviato il coordinamento con la Regione, l’Istituto Superiore di Sanità e i centri di riferimento, mantenendo aggiornati anche gli organismi internazionali.
Il rischio resta legato al “salto di specie”
Gli esperti invitano comunque alla prudenza. I virus influenzali di origine animale possono mutare e adattarsi all’uomo, con il rischio – seppur teorico – di acquisire la capacità di trasmettersi tra persone.
Negli ultimi decenni, altri ceppi più aggressivi come H5N1 hanno causato centinaia di casi nel mondo, pur restando eventi rari.
Un caso isolato, ma da non sottovalutare
Il caso lombardo viene definito “importato” e isolato. Non esiste al momento un rischio concreto per la popolazione italiana, né attraverso contatti diretti né tramite il consumo di pollame.
Resta però alta l’attenzione: la sorveglianza sanitaria continua, soprattutto per intercettare eventuali mutazioni del virus e prevenire scenari più critici.








