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1 Marzo 2026
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E’ giallo sullla morte di Ahmadinejad dopo il raid Israele-Usa. Teheran: “Colpita la portaerei americana”

Missili nel Golfo e guerra di versioni tra Pasdaran e Stati Uniti. Il Papa: “La violenza non è mai la strada giusta”

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– Nel primo attacco attribuito a Israele e Stati Uniti contro obiettivi in Iran, ieri sarebbe rimasto ucciso anche l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Ma sulla sua sorte cala il giallo. Mentre Teheran annuncia di aver colpito la portaerei americana USS Abraham Lincoln, Washington smentisce categoricamente. Sullo sfondo, l’appello del Pontefice alla pace: “La violenza non è mai la strada giusta”.

Il giallo Ahmadinejad

La notizia della morte dell’ex presidente iraniano, figura simbolo dell’ala più radicale della Repubblica islamica, è stata diffusa inizialmente dall’agenzia semi-ufficiale Ilna, che citava “fonti informate”. Secondo la prima versione, Ahmadinejad sarebbe stato ucciso in un attacco contro la sua abitazione nel quartiere di Narmak, a Teheran.

La notizia è rimbalzata rapidamente sui media iraniani, israeliani e internazionali, alimentando la percezione di un salto di qualità nel conflitto. Tuttavia, poche ore dopo, la stessa agenzia ha modificato il lancio con un nuovo titolo interrogativo: “Mahmoud Ahmadinejad è un martire?”, citando una fonte anonima che negava la morte dell’ex presidente “senza fornire ulteriori informazioni”.

Un dietrofront che alimenta l’incertezza e apre a diverse ipotesi: disinformazione in tempo di guerra, errore nelle prime comunicazioni o una strategia comunicativa volta a testare la reazione interna e internazionale.

Missili nel Golfo, scontro di versioni

Quasi in contemporanea, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha annunciato di aver attaccato la portaerei americana nel Golfo.

“La portaerei è stata colpita da quattro missili balistici”, hanno dichiarato i pasdaran in un comunicato diffuso dai media locali, aggiungendo che “la terra e il mare diventeranno sempre più il cimitero degli aggressori terroristici”.

La replica americana è arrivata nel giro di pochi minuti: la USS Abraham Lincoln “non è stata colpita e i missili lanciati non l’hanno neanche sfiorata”. Fonti statunitensi parlano di intercettazioni riuscite e di nessun danno alle unità navali.

Il duello delle dichiarazioni conferma un’escalation non solo militare ma anche mediatica, in cui la battaglia delle informazioni diventa parte integrante del conflitto.

L’appello del Papa: “Rifiutare la violenza”

Nel pieno della crisi, la voce più netta contro la guerra arriva dal Vaticano. Papa Leone XIV, parlando a braccio durante una visita pastorale, ha espresso “grande preoccupazione per ciò che succede nel mondo, in Medio Oriente, la guerra di nuovo”.

“Dobbiamo essere annunciatori di pace. Dobbiamo pregare molto per la pace, rifiutare quella tentazione di far male all’altro. La violenza non è mai la strada giusta”, ha affermato rispondendo alle domande dei bambini.

Richiamando la “tragedia a Gaza”, il Pontefice ha aggiunto: “Dobbiamo cercare la risposta su come essere promotori di pace, con il dialogo. Dobbiamo imparare a rispettarci gli uni gli altri”.

Uno scenario sempre più instabile

Tra notizie smentite, minacce incrociate e appelli alla pace, il quadro resta estremamente fluido. L’eventuale morte di Ahmadinejad rappresenterebbe un colpo simbolico e politico di enorme portata per l’Iran. Ma fino a conferme ufficiali, il suo destino resta avvolto nell’incertezza.

Intanto, il confronto tra Teheran e Washington si gioca su un crinale pericoloso: quello in cui ogni comunicato può trasformarsi in detonatore.

*ANSA

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