24 Settembre 2026
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La bozza del decreto scuola: divieto di volto coperto, sanzioni fino a 1000 euro e tetto agli alunni stranieri

Il Consiglio dei ministri esamina il provvedimento per l'anno scolastico 2026/2027: previste multe, limiti del 30% nelle classi prime e risorse per il potenziamento linguistico

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Il Consiglio dei ministri si appresta a varare un pacchetto di interventi urgenti destinato a ridefinire le regole di partecipazione alla vita scolastica. Il provvedimento in esame reca misure “per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027, per l’accompagnamento delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di competenza del Ministero dell’istruzione e del merito, per la promozione dell’integrazione degli studenti stranieri nell’ambito scolastico nonché in materia di formazione superiore e ricerca”. Tra le norme di maggiore impatto figura l’obbligo di rintracciabilità visiva: nella bozza del decreto si legge che “salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto”. L’inosservanza della disposizione comporta una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro che, laddove la violazione sia commessa da un minore, si applica direttamente al genitore.

Limiti alle presenze di alunni stranieri nelle classi prime

Il decreto introduce inoltre vincoli precisi sulla composizione delle classi per favorire il processo di integrazione. Nella scuola primaria “il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia” non deve superare il 30% del totale in ciascuna classe prima. Per quanto riguarda le scuole secondarie di primo e di secondo grado, la medesima soglia del 30% nelle classi prime riguarda gli “studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione”.

Integrazione linguistica del nucleo familiare e tutela del minore

Un altro snodo cruciale riguarda il coinvolgimento delle famiglie nel percorso formativo dei figli. Nel caso di gravi difficoltà linguistiche del minore deve essere supportato il nucleo familiare ma se questo si sottrae può essere previsto il collocamento del minore fuori dalla famiglia. A questo scopo, la bozza stabilisce che “la scuola deve segnalare ai servizi sociali i casi in cui persistenti barriere linguistiche” di chi esercita “la responsabilità genitoriale ostacolano l’integrazione scolastica”. Di fronte a tali segnalazioni vengono attivati corsi gratuiti di lingua italiana per i genitori; in caso di reiterata mancata osservanza si attua il collocamento fuori famiglia ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 19 luglio 1991, n. 21.

Fondi per l’inclusione e gli altri temi sul tavolo del governo

Per sostenere gli istituti nei quali non sia possibile garantire il rispetto del limite del 30% di studenti stranieri, l’esecutivo stanzia circa 17,5 milioni di euro complessivi. Nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione e del merito viene istituito un fondo con una dotazione di 3,4 milioni di euro per il 2027 e di 14.139.760 euro a decorrere dal 2028: risorse destinate “per il finanziamento di attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze linguistiche di base nella lingua italiana, da ripartire tra le medesime istituzioni scolastiche con decreto del Ministro dell’istruzione e del merito”. La bozza specifica che tali attività “possono essere realizzate attraverso il potenziamento dell’organico dei docenti”, oppure tramite “accordi con i Centri provinciali di istruzione per gli adulti” o ancora “con gli Enti del terzo settore e con gli attori istituzionali presenti nel territorio”. L’ordine del giorno del Consiglio dei ministri include infine un intervento urgente relativo all’amministrazione della giustizia e un provvedimento riguardante la circolazione dei veicoli ad alimentazione diesel appartenenti alla categoria ambientale Euro 5.

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