Il disegno di legge costituzionale presentato alla Camera dai deputati della Lega introduce “per alcune cariche dello Stato e delle regioni un requisito ulteriore e più specifico: la cittadinanza italiana per nascita“. Solo i cittadini italiani di diritto dunque, potranno aspirare a diventare presidente della Repubblica, presidente del Consiglio dei ministri, presidente del Senato e presidente della Giunta regionale.
Il testo, “presentato il 10 dicembre e ora pubblicato sul sito della Camera, è composto da quattro articoli, che puntano a modificarne altrettanti della Costituzione, i numero 63, 84, 92 e 122“.
Barabotti: “Preservare identità nazionale e fedeltà verso Repubblica”
Sin dall’introduzione “è chiara l’impronta identitaria e anti-immigrazione” della Lega. “L’Italia, come tutti i Paesi caratterizzati da elevati livelli di benessere e civiltà, è oggi interessata da flussi migratori significativi, che rendono necessario mantenere alta l’attenzione sulla loro gestione e sul loro controllo. Parallelamente, il nostro Paese registra un andamento demografico fortemente negativo, segnato da un tasso di natalità tra i più bassi in Europa”, si legge.
“In questo quadro, assume un rilievo particolare la questione di come preservare l’identità nazionale, la continuità istituzionale e la fedeltà verso la Repubblica da parte di chi assume ruoli di maggiore responsabilità nelle istituzioni dello Stato e delle regioni”.
“Davanti a trasformazioni sociali, garantire legame originario con Nazione”
“Davanti alle possibili trasformazioni sociali e ad alcune crescenti pressioni esterne, occorre garantire che, nei punti più sensibili dell’architettura costituzionale, la guida delle istituzioni sia affidata a cittadini che possiedono un legame originario e pieno con la Nazione”, sostengono i deputati leghisti.
L’obiettivo è di “garantire che le figure poste al vertice dell’ordinamento istituzionale incarnino un legame originario, pieno e continuativo con la Nazione che sono chiamate a rappresentare e dirigere”, si legge. Una proposta che mira a blindare le massime cariche dello Stato escludendo chi ha acquisito la cittadinanza italiana successivamente alla nascita.
Modello Usa: “Cittadinanza per nascita in Costituzione sin dall’origine”
Come accade negli Stati Uniti, dove la condizione per accedere alla Presidenza “è previsto dalla Costituzione sin dall’origine”, sottolineano i deputati nell’illustrazione della proposta di legge. A differenza degli Usa, “un Paese plasmato da intensi flussi migratori fin dalla sua fondazione, in cui il requisito della cittadinanza per nascita per accedere alla Presidenza è previsto dalla Costituzione sin dall’origine, la maggior parte delle Costituzioni dei Paesi europei non contempla espressamente un analogo requisito”, prosegue la proposta. Un riferimento al modello americano che però viene calato in un contesto europeo storicamente diverso.
“Europa: fenomeno migratorio recente, non disciplina in fasi costituenti”
“Ciò è dovuto anche al fatto che il fenomeno migratorio, in Europa e in particolare in Italia, ha assunto dimensioni significative soltanto in tempi relativamente recenti e non ha rappresentato, nelle fasi costituenti, un fattore di rilevanza tale da imporre una disciplina specifica per le cariche apicali dello Stato”, spiegano i deputati leghisti.
Un argomento che vuole giustificare la necessità di intervenire ora, quando i flussi migratori sono diventati significativi, per introdurre un requisito che i Costituenti del dopoguerra non avevano previsto perché il fenomeno all’epoca era limitato.
Proposta modifica articoli 63, 84, 92, 122 Costituzione
Il ddl costituzionale punta a modificare quattro articoli della Costituzione. L’articolo 63 (relativo all’elezione del Presidente della Repubblica), l’articolo 84 (requisiti per essere eletti Presidente della Repubblica), l’articolo 92 (nomina del Presidente del Consiglio) e l’articolo 122 (relativo agli statuti regionali e all’elezione del Presidente della Giunta regionale).
Una modifica costituzionale che richiederebbe un iter parlamentare complesso, con doppia lettura e maggioranze qualificate, o eventualmente referendum confermativo se non si raggiungono i due terzi dei voti.








