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9 Marzo 2026
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Medio Oriente in fiamme: l’Iran sceglie l’erede di Khamenei mentre i raid colpiscono il cuore di Teheran

Raggiunta l’intesa sulla successione della Guida Suprema: il profilo scelto dovrà essere "odiato dal Grande Satana". Intanto, pioggia di missili e droni su impianti petroliferi iraniani, Beirut e Kuwait.

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Il futuro della Repubblica Islamica d’Iran inizia a delinearsi in uno dei momenti più critici della sua storia recente. Mentre il conflitto regionale si intensifica, arrivano conferme ufficiali sulla strategia per la successione dell’Ayatollah Ali Khamenei. Il consenso tra i membri dell’Assemblea degli Esperti sarebbe ormai consolidato, orientato verso una figura di rottura totale con l’Occidente.

La successione: un leader “odiato dal nemico”

L’Ayatollah Mohammadmehdi Mirbaqeri ha annunciato che l’accordo sulla futura Guida Suprema è stato “più o meno raggiunto”. Secondo quanto riferito dal collega Mohsen Heidari Alekasir, la scelta si è basata su un criterio preciso indicato dal leader uscente: il successore deve essere una figura “odiata dal nemico”.

I riflettori sono puntati su Mojtaba Khamenei, figlio dell’attuale Guida Suprema. “Persino il Grande Satana (gli USA) ha fatto il suo nome”, ha dichiarato Alekasir, confermando indirettamente come il profilo sia quello considerato più ostile da Washington. Solo pochi giorni fa, Donald Trump aveva definito la candidatura di Mojtaba come “inaccettabile”, alimentando la retorica della sfida frontale tra Teheran e la Casa Bianca.

Raid su Teheran: colpiti i nervi economici del Paese

Nella notte, un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele ha colpito duramente le infrastrutture energetiche iraniane. Keramat Veyskarami, amministratore delegato della National Iranian Oil Products Distribution Company, ha confermato alla TV di Stato che aerei nemici hanno attaccato cinque impianti strategici tra Teheran e la regione dell’Alborz.

Nello specifico, sono stati danneggiati quattro depositi di petrolio e un centro nevralgico per il trasporto di prodotti petroliferi. Sebbene le autorità abbiano dichiarato che gli incendi sono stati domati, l’attacco segna un’escalation diretta contro le risorse vitali della Repubblica Islamica. Nonostante la pressione, i Pasdaran ostentano sicurezza: “Le forze armate sono in grado di continuare almeno sei mesi di intensa guerra al ritmo attuale delle operazioni”, ha affermato Ali Mohammad Naini, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione.

Libano e Kuwait sotto attacco

Il conflitto continua a espandersi oltre i confini iraniani, colpendo obiettivi civili e infrastrutture critiche in tutto il quadrante mediorientale: Beirut: Un raid israeliano ha centrato un hotel nel centro della capitale libanese, causando almeno 4 morti e 10 feriti. L’attacco fa parte di una nuova ondata di bombardamenti mirati contro le roccaforti di Hezbollah. Kuwait: Un’ondata di droni ostili ha violato lo spazio aereo del Paese del Golfo, colpendo i serbatoi di carburante dell’aeroporto internazionale. Il Ministero della Difesa kuwaitiano ha denunciato l’azione come un attacco diretto a “infrastrutture critiche”, confermando di essere impegnato a respingere simultaneamente attacchi missilistici e incursioni di droni.

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