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2 Marzo 2026
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Medio Oriente, la guerra si allarga: missili su Israele e Golfo, raid devastanti in Libano

Teheran chiude ai negoziati. “Pagheranno un prezzo pesante”. Traccianti e sirene da Gerusalemme al Golfo

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La guerra tra Israele e Iran entra in una fase nuova e più pericolosa. Nelle prime ore del mattino esplosioni sono state avvertite a Gerusalemme, ma anche a Dubai, Abu Dhabi e Doha, segnale di un conflitto che ormai supera i confini tradizionali del fronte israelo-libanese. Il Bahrein ha confermato una vittima dopo gli attacchi iraniani.

Secondo l’esercito israeliano, Teheran ha lanciato nuovi missili balistici verso il territorio israeliano. Le difese aeree sono entrate in funzione mentre la popolazione è stata invitata a rifugiarsi nei bunker. Ieri un missile iraniano ha colpito un edificio nel centro di Israele: almeno otto i morti. Tre le vittime statunitensi finora accertate nell’operazione.

Libano nel mirino: 31 morti, ordine di evacuazione

Nella notte l’aviazione israeliana ha bombardato obiettivi nel sud del Libano e nell’area di Beirut, in risposta al lancio di razzi e droni rivendicato da Hezbollah. Il ministero della Salute libanese parla di 31 morti e 149 feriti, mentre nella capitale si contano almeno dieci vittime.

Rafi Milo, capo del Comando Settentrionale dell’esercito israeliano, è stato netto:

“Hezbollah ha scelto il regime iraniano invece dello Stato del Libano e ha attaccato i nostri civili. Pagheranno un prezzo pesante. Gli attacchi continueranno e aumenteranno d’intensità”.

L’Idf ha emesso un ordine di evacuazione di massa per decine di villaggi nel sud del Paese, intimando ai residenti di allontanarsi di almeno un chilometro dalle aree considerate obiettivi militari. “Chiunque si trovi vicino a strutture di Hezbollah mette in pericolo la propria vita”, ha avvertito il portavoce militare.

Fumo sull’ambasciata Usa in Kuwait

La tensione si è estesa anche al Golfo. A Kuwait City una colonna di fumo è stata vista levarsi dall’ambasciata statunitense, mentre sirene ed esplosioni hanno scandito per il terzo giorno consecutivo la giornata nella capitale. Vigili del fuoco e ambulanze sono intervenuti nell’area diplomatica.

La dimensione della crisi è ormai regionale, con i Paesi del Golfo esposti alla rappresaglia iraniana e alle possibili risposte occidentali.

Trump: “48 leader iraniani uccisi”. Teheran: “Non negozieremo”

Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che “48 leader iraniani sono stati uccisi in un colpo solo” e ha parlato di contatti con una “nuova leadership” iraniana. Secondo Trump, il conflitto “potrebbe durare quattro settimane”.

Parole respinte con fermezza da Ali Larijani, capo della sicurezza nazionale iraniana: “L’Iran non negozierà con gli Stati Uniti”.

In un messaggio pubblico, Larijani ha accusato Washington di aver “sprofondato la regione nel caos con false speranze” e di temere ora nuove perdite tra i militari americani.

Resta intanto il giallo sulla sorte dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, la cui morte è stata annunciata e poi smentita nel giro di poche ore.

1.200 bombe e 100mila riservisti

L’esercito israeliano afferma di aver sganciato 1.200 bombe su obiettivi iraniani e di aver richiamato 100mila riservisti, segnale di una mobilitazione su vasta scala. A Teheran si parla della nomina imminente della nuova Guida Suprema della teocrazia, prevista “entro uno o due giorni”, mentre nelle strade della capitale cresce l’attesa – e in alcuni ambienti la speranza – di un cambiamento radicale.

Il conflitto tra Israele e Iran, nato come scontro indiretto, rischia ora di trasformarsi in una guerra totale mediorientale, con il Libano devastato, il Golfo sotto pressione e la diplomazia relegata ai margini. Le armi, per ora, parlano più forte di qualsiasi tavolo negoziale.

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