È una foto a innescare lo scontro. Alcuni organi di informazione hanno pubblicato uno scatto che ritrae la presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme a Gioacchino Amico, indicato come soggetto legato al clan Senese e oggi collaboratore di giustizia nell’ambito dell’inchiesta Hydra. Secondo quanto riportato, l’immagine sarebbe stata scattata durante una manifestazione pubblica nel 2019, come uno dei tanti selfie che politici raccolgono nel corso della loro attività.
Il caso e il servizio di Report
A riaccendere lo scontro è un servizio della trasmissione Report, che ha pubblicato sui propri canali social un selfie di Giorgia Meloni insieme a Gioacchino Amico, indicato come presunto referente del clan Senese in Lombardia. Secondo quanto riportato, lo scatto risale al 2 febbraio 2019, all’Hotel Marriott di Milano, durante “la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno”. Nel messaggio a corredo della foto, la trasmissione sottolinea che tra i presenti “in prima fila” ci sarebbe stato anche Amico. E si chiede: “Che ci fa Giorgia Meloni in foto con il referente del clan Senese in Lombardia?”.
Il profilo di Amico secondo la trasmissione
Report precisa che, al momento dello scatto, Amico non era ancora indagato per mafia, ma aveva già una condanna definitiva per ricettazione ed era stato arrestato per truffa e associazione a delinquere. Oggi è indicato come uno dei principali imputati nel processo Hydra di Milano e, secondo la trasmissione, le intercettazioni lo descriverebbero come figura centrale del sistema criminale lombardo, capace di mettere in relazione esponenti di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra. Sempre secondo Report, alla manifestazione del 2019 Amico non sarebbe stato un “imbucato”, ma una presenza nota ad alcuni dirigenti.
L’accesso alla Camera e il tesserino
Un ulteriore elemento evidenziato dalla trasmissione riguarda l’accesso ai luoghi istituzionali. Secondo quanto riportato, Amico sarebbe entrato alla Camera senza identificazione, sostenendo di avere a disposizione un tesserino che gli consentiva di entrare e uscire dal Parlamento liberamente.
La posizione di Meloni: “Solo fango”
La premier ha affidato ai social una replica durissima, parlando di una presunta “redazione unica” composta da alcune testate e trasmissioni televisive. “Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi”, scrive Meloni.
La presidente del Consiglio respinge ogni ricostruzione e rivendica la propria storia personale e politica: “In decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie”. Poi il passaggio sulle vicende familiari: “Sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni”. Meloni rivendica anche l’azione del governo sul fronte della lotta alla criminalità: “Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo”. E attacca duramente i media: “Nessun giornalismo, solo politica. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”.
L’affondo del Pd: “Domande ineludibili”
Di segno opposto la posizione del Partito Democratico, che interviene con i parlamentari membri della Commissione Antimafia. Secondo quanto dichiarato, emergerebbero “connessioni politico-istituzionali” tra soggetti legati al clan Senese e ambienti della destra. Nel mirino finisce in particolare la figura di Gioacchino Amico, che – secondo il Pd – “ha frequentato nel tempo esponenti politici della Destra, in particolare di Fratelli d’Italia”.
I dem sottolineano anche un altro elemento: “Gioacchino Amico aveva anche libero accesso nei luoghi parlamentari, alla Camera in particolare”. Da qui una serie di interrogativi: “Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore?”. Domande definite “ineludibili”, alle quali il Pd chiede risposte formali, annunciando iniziative sia in Antimafia sia con interrogazioni parlamentari.
Scontro politico aperto
Il caso si inserisce in un clima già teso sul terreno della lotta alla criminalità organizzata e dei rapporti tra politica e ambienti opachi. Da una parte la premier parla di attacco mediatico e rivendica la propria estraneità; dall’altra l’opposizione insiste sulla necessità di chiarire i rapporti e gli accessi istituzionali.







