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8 Aprile 2026
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Neonati a rischio: lo studio Usa che collega la plastica alle morti premature

Nuovi dati confermano il legame tra ftalati e nascite premature. I ricercatori avvertono: limitare singoli additivi non basta, serve una strategia globale per proteggere la salute dei bambini in tutto il mondo

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Un nuovo studio condotto dal NYU Langone Health mette in luce come alcuni additivi della plastica possano aumentare il rischio di parto prematuro, un fattore cruciale nella mortalità dei neonati. La ricerca, pubblicata su eClinical Medicine (gruppo The Lancet), stima impatti globali significativi, con milioni di nascite premature potenzialmente legate all’esposizione a sostanze chimiche comuni.

Che cos’è il DEHP e perché preoccupa

Il fulcro dello studio è il di-2-etilhexilftalato (DEHP), un plastificante molto usato nel PVC per rendere la plastica più flessibile. Col tempo, gli oggetti che lo contengono rilasciano micro e nanoplastiche che possono contaminare l’ambiente e il corpo umano, compresa la placenta. Ricerche precedenti avevano già indicato un legame tra ftalati e aumento del rischio di parto prematuro.

Impatto globale stimato

Secondo i ricercatori, nel 2018 l’esposizione al DEHP potrebbe aver causato quasi 2 milioni di nascite premature e la morte di circa 74.000 neonati in tutto il mondo. I dati mostrano che il Medio Oriente e l’Asia meridionale registrano le percentuali più alte di malattie legate ai parti prematuri, mentre l’Africa ha il più alto tasso di mortalità neonatale in rapporto ai nati pretermine.

Altri ftalati sotto osservazione

Lo studio analizza anche il diisononil ftalato (DiNP), sostituto comune del DEHP. Anche questa sostanza sembra contribuire in modo simile al fenomeno dei parti prematuri, con stime di circa 1,88 milioni di nascite potenzialmente influenzate. Gli autori evidenziano come regolamentare singoli ftalati senza una strategia globale rischi di non risolvere il problema.

Conseguenze per la salute e la regolamentazione

Gli ftalati rientrano nella categoria degli interferenti endocrini, sostanze in grado di alterare l’equilibrio ormonale. Oltre al rischio di parti premature, sono stati collegati a cancro, malattie cardiache e infertilità. L’Unione Europea ha già limitato o vietato la vendita di oggetti contenenti DEHP, ma molti altri ftalati rimangono ampiamente diffusi in prodotti di uso quotidiano, dai cosmetici ai detergenti.

Un avvertimento scientifico

Secondo Leonardo Trasande, autore senior dello studio e professore di pediatria alla NYU Grossman School of Medicine, i risultati evidenziano l’urgenza di ulteriori ricerche e interventi regolatori più ampi: “Sostituire un ftalato con un altro poco studiato non risolve il problema. Serve una strategia globale per ridurre l’esposizione e proteggere la salute dei neonati”.

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