La frana che sta devastando Niscemi, costringendo oltre 1.300 persone allo sfollamento, non è una tragedia improvvisa né imprevedibile. È il risultato di anni di allarmi ignorati, di interventi finanziati ma mai realizzati, di una prevenzione rimasta sulla carta. A ribadirlo è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che torna a intervenire con una dura presa di posizione.
Una frana annunciata: 14,5 milioni fermi dal 2023
Secondo quanto ricostruito dal Coordinamento, il dissesto idrogeologico che oggi travolge la città era noto, studiato e finanziato. Già nel 2023, la Regione Siciliana aveva formalmente riattivato un progetto da 14,5 milioni di euro per il consolidamento della frana e la sistemazione idraulica del torrente Benefizio, con fondi in larga parte già disponibili. Eppure, i lavori non sono mai partiti.
Un dato che segna, secondo i docenti, una linea netta tra calamità naturale ed emergenza istituzionale: quando la prevenzione è possibile ma non viene attuata, il disastro non può più essere liquidato come una fatalità.
Quando l’emergenza colpisce la scuola
Nel dramma che attraversa Niscemi, emerge una dimensione spesso sottovalutata, ma decisiva: la scuola. Diversi plessi scolastici sono stati chiusi perché situati in aree a rischio, lasciando centinaia di alunne e alunni senza aula, costringendo dirigenti e docenti a trasferimenti d’urgenza, soluzioni provvisorie e continue riorganizzazioni.
Scelte che incidono pesantemente sulla continuità didattica e sul benessere psicologico dei più piccoli.
La sospensione delle lezioni non è un disagio, è una ferita educativa
Per il Coordinamento, la chiusura delle scuole non può essere ridotta a un semplice problema logistico. È una ferita educativa profonda.
La scuola rappresenta per bambini e ragazzi un luogo di stabilità, protezione, relazione e costruzione del senso civico. Quando una comunità perde la scuola, anche temporaneamente, perde uno dei suoi presìdi fondamentali di diritti.
Diritto all’istruzione e diritto alla sicurezza: due facce della stessa medaglia
Come docenti di Diritti Umani, i firmatari sottolineano che il diritto all’istruzione, sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, è inseparabile dal diritto alla sicurezza e alla prevenzione.
Le scuole chiuse a Niscemi diventano così il simbolo concreto di una pianificazione fallita, che non ha saputo – o voluto – mettere al centro la tutela dei soggetti più fragili.
Non esiste educazione ai diritti senza luoghi sicuri in cui esercitarla.
La domanda che resta senza risposta
Mentre oggi si parla di indagini amministrative e di responsabilità pregresse, resta inevasa la domanda centrale:
perché, a fronte di studi tecnici, atti ufficiali e fondi disponibili, la prevenzione è rimasta ferma?
E perché, ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono famiglie, studenti e personale scolastico?
L’appello al Parlamento: “La scuola va messa al centro”
Il Coordinamento chiede che l’informativa al Parlamento prevista per il 4 febbraio non si limiti agli aspetti tecnici e burocratici, ma riconosca apertamente che la mancata prevenzione costituisce una violazione dei diritti fondamentali, incluso quello all’istruzione.
La richiesta è chiara: inserire stabilmente la scuola nei piani di prevenzione, emergenza e ricostruzione, non come elemento accessorio, ma come infrastruttura essenziale della democrazia.
Una lezione che arriva dalle macerie
Niscemi dimostra che i disastri non iniziano quando la terra crolla, ma quando si scelgono il rinvio, l’inerzia, l’indifferenza.
Educare ai Diritti Umani significa anche denunciare queste omissioni e affermare che il futuro di una comunità passa dalla tutela del territorio e dalla protezione delle sue scuole.
Il Coordinamento esprime infine piena solidarietà alla popolazione di Niscemi, agli studenti, alle famiglie, ai docenti e a tutto il personale scolastico, ribadendo un principio netto: prevenire è un diritto umano, ignorarlo è una responsabilità che non può più essere rimandata.









