I sondaggi più recenti mostrano un ritorno in crescita del Sì al referendum sulla giustizia, attestandosi al 52,5%, mentre il No resta fermo al 47,5%. Mancano meno di due mesi al voto e la campagna referendaria entra nella fase più concitata.
Nonostante la modifica del quesito, il governo ha confermato le date delle votazioni: domenica 22 e lunedì 23 marzo, con la possibilità di uno slittamento qualora il Comitato del No, che aveva promosso un quesito alternativo, decidesse di ricorrere.
Il vantaggio del Sì e i temi del referendum
Il referendum riguarda la riforma della giustizia voluta dal centrodestra, con tre punti cardine: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la scomposizione del Consiglio superiore della magistratura in due organi distinti e l’istituzione di un’Alta Corte con funzione disciplinare, oggi affidata al Csm. Al voto, l’opzione Sì sostiene la riforma, il No la contrasta.
Le ultime rilevazioni evidenziano un vantaggio stabile del Sì, che guadagna un punto rispetto al sondaggio del 26 gennaio. Negli ultimi giorni la campagna referendaria si è intensificata, in particolare dopo gli eventi di Torino: le aggressioni agli agenti hanno alimentato il dibattito pubblico e, sebbene la cronaca non sia direttamente collegata al referendum, ha contribuito a rafforzare la narrativa a favore della riforma.
Il fronte del No fatica a recuperare
Il No ha mostrato un lieve recupero nelle settimane precedenti, ma non sufficiente a colmare il divario. L’ultimo sondaggio Eumetra segnala infatti un calo di un punto per lo schieramento contrario, fermo al 47,5%. La distanza tra le due opzioni rimane quindi di cinque punti percentuali, ma l’affluenza ai seggi potrebbe rivelarsi determinante: in assenza di quorum, il numero di votanti influenzerà direttamente l’esito finale.
Se la partecipazione dovesse superare le attese, il margine tra Sì e No potrebbe restringersi, rendendo la consultazione più incerta e il risultato finale potenzialmente in bilico.









