Si ragiona bene quando si parla la stessa lingua, e Zaia e Roberto Occhiuto sembrano farlo. Per Mulè, “il manifesto dell’ex governatore leghista ha molti punti di contatto con l’agenda liberale del governatore della Calabria”. “Sono persone di buona volontà e di sani principi che si ritrovano a convergere su una prospettiva di sviluppo che mette al bando gli slogan e si fonda invece sulla capacità di fare e di realizzare”, commenta il forzista.
“I diritti non sono temi della sinistra”
Entrambi mettono l’accento sul bisogno di una maggiore semplificazione per le imprese e condizioni migliori per produrre, preferendo un approccio meno ideologico su molti temi. Uno fra tutti, i diritti civili. “Sono una precondizione per leggere il presente – afferma Mulè –. È inutile arroccarsi sul concilio di Trento o quello di Nicea. La società muta, e la politica deve mutare al pari di quello che fa la società. Quello della famiglia è un principio fondamentale, ma ho la naturale e assoluta apertura per tutti i diritti degli omosessuali”. E lo stesso dicono Zaia e Occhiuto. Del resto, “I diritti non sono temi della sinistra, che a questo centrodestra non ha nulla da insegnare a riguardo”, dice il deputato azzurro.
La destra vincente? Quella liberale
Per l’ex governatore veneto, la destra vincente è quella liberale. Matura e aperta, senza rinunciare alla propria identità. Per FI non sarebbe più facile con una Lega modello Zaia? “Non c’è da correggere alcun legno storto nel centrodestra di oggi. Questo governo ha dimostrato di avere maturità, capacità di confrontarsi e di trovare sempre una sintesi”, ragiona Mulè, che vede nella spinta liberale di Zaia e Occhiuto “un approdo naturale figlio di una classe dirigente che si fonda sui suoi successi amministrativi, e che ha ben governato proprio grazia all’apertura su una vasta serie di temi. Il centrodestra 2.0 è quello che fa tesoro di queste esperienze e le rilancia. Da Occhiuto a Zaia”. (Il Foglio)










