Donald Trump ha firmato ufficialmente lo statuto del Board of Peace, l’organismo che, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrà gestire la pacificazione e la ricostruzione di Gaza. Durante una cerimonia scenografica, il tycoon ha invitato sul palco i rappresentanti dei 20 Paesi aderenti, definendo il Consiglio “uno degli organismi più importanti mai creati”.
“Tutti ne vogliono far parte”, ha dichiarato Trump, sottolineando come il comitato collaborerà anche con le Nazioni Unite. Tra i firmatari spicca una coalizione eterogena che include leader dell’area mediorientale (Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Emirati, Giordania, Bahrein), asiatica (Indonesia, Uzbekistan, Azerbaigian, Mongolia, Pakistan) e americana (Argentina, Paraguay), oltre a nazioni europee come Ungheria, Bulgaria e Kosovo.
Londra dice no: il “fattore Putin” divide l’Occidente
Nonostante l’entusiasmo di Trump, il fronte occidentale registra una frattura profonda. Dopo le defezioni dei giorni scorsi, anche il Regno Unito ha ufficializzato il proprio rifiuto a partecipare. Il ministro degli Esteri britannico, Yvette Cooper, ha chiarito che Londra non intende aderire a un organismo di cui faccia parte il presidente russo Vladimir Putin.
Proprio da Mosca arrivano segnali di forte attivismo: il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che Putin e il leader dell’ANP, Abu Mazen, discuteranno oggi dell’utilizzo di un miliardo di dollari dei beni russi congelati negli USA per finanziare il Board.
L’indiscrezione: armi in cambio di legittimazione per Hamas
Mentre la diplomazia ufficiale si muove sui palchi internazionali, fonti palestinesi riferiscono di un presunto accordo sotterraneo tra l’amministrazione Trump e Hamas. I punti chiave dell’intesa prevederebbero:
Disarmo: Hamas consegnerebbe armi e mappe dei tunnel.
Legittimazione: L’organizzazione verrebbe accettata come partito politico, cessando di essere un bersaglio militare.
Esilio garantito: I leader del movimento potrebbero lasciare Gaza per la Turchia (o altre mete) con garanzie di incolumità americane.
Integrazione: Ex funzionari di Hamas verrebbero inseriti nella nuova polizia di Gaza, previo controllo di sicurezza israelo-americano.
Il monito di Herzog da Davos
Dal Forum di Davos, il presidente israeliano Isaac Herzog ha invitato alla massima cautela, frenando gli ottimismi. Sebbene la posizione di Israele sia migliorata dopo i combattimenti, Herzog avverte che “nubi oscure incombono ancora all’orizzonte”.
Secondo l’intelligence israeliana, l’Iran e i suoi alleati, Hezbollah e Houthi, starebbero sfruttando questo momento per riorganizzarsi. Herzog ha inoltre ricordato che Hamas detiene ancora l’ultimo ostaggio, Ran Gvili, ribadendo che la regione resta estremamente volatile e pericolosa nonostante i tentativi di pacificazione in corso.








