Funzionari della sicurezza nazionale americana hanno informato il presidente Donald Trump nella Situation Room che l’esercito è pronto a un possibile attacco contro l’Iran già a partire da sabato, anche se i tempi effettivi potrebbero superare il fine settimana. Fonti di CBS News precisano che Trump non ha ancora preso una decisione definitiva.
Secondo il New York Times, le forze statunitensi sono “in posizione” con due portaerei, una dozzina di navi da guerra, centinaia di caccia e diversi sistemi di difesa aerea, sebbene parte della potenza sia ancora in arrivo, tra cui la USS Gerald Ford, diretta verso lo stretto di Gibilterra con la sua scorta. Nelle ultime 24 ore, circa 50 caccia — F-35, F-22 e F-16 — sono stati inviati nella regione con un ponte aereo costante da due giorni.
Un consigliere del presidente ha dichiarato ad Axios: “Il capo si sta spazientendo. Alcune persone lo mettono in guardia dall’andare in guerra con l’Iran, ma credo che ci sia il 90% di probabilità di un’azione militare nelle prossime settimane.”
Teheran mobilita le proprie difese
L’Iran sta rafforzando le proprie capacità: decentralizzazione della catena di comando, potenziamento dei siti nucleari e maggiore controllo interno contro il dissenso. La guida suprema Ali Khamenei ha avvertito: “Più pericolosa della nave da guerra americana è l’arma che può mandarla in fondo al mare.”
Tra le mosse recenti, esercitazioni navali congiunte con Mosca nello stretto di Hormuz, strategico passaggio tra Golfo Persico e Oceano Indiano, vicino alla portaerei americana USS Abraham Lincoln al largo dell’Oman. I Pasdaran hanno annunciato la strategia di “difesa a mosaico”, che conferisce autonomia decisionale ai comandanti sul campo, mentre il comune di Teheran ha individuato stazioni della metro e parcheggi come possibili rifugi antiaerei.
Immagini satellitari dell’Institute for Science and International Security di Washington mostrano lavori per proteggere meglio i siti nucleari iraniani.
Diplomazia fragile tra negoziati e minacce
Mentre gli Stati Uniti e l’Iran continuano i colloqui sul nucleare, i progressi sono limitati. Il secondo round a Ginevra ha registrato alcuni risultati positivi, ma restano ampie divergenze sulle “linee rosse” fissate da Trump, secondo il vicepresidente JD Vance: “È stato molto chiaro che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e affrontare le nostre condizioni.”
Mosca si è detta pronta a prelevare l’uranio arricchito iraniano per favorire un accordo, ma la possibilità di colmare le differenze resta incerta. Il 19 giugno la Casa Bianca aveva fissato una finestra di due settimane per decidere tra ulteriori negoziati o azioni militari, portando alla successiva Operazione Midnight Hammer.
Impatto regionale e scenari futuri
Secondo Axios, un’operazione americana in Iran sarebbe massiccia e protratta, più simile a una guerra reale che ai raid mirati recenti, probabilmente con la collaborazione di Israele. L’impatto sull’intera regione sarebbe drammatico, con leader arabi e musulmani impegnati a evitare il conflitto.









