La crisi tra Stati Uniti e Iran si infiamma anche sul piano politico. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato apertamente di voler avere voce in capitolo nella scelta del successore dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei giorni scorsi negli attacchi condotti da Usa e Israele.
Parlando della possibile successione del figlio Mojtaba Khamenei, Trump è stato durissimo: lo ha definito un “peso piuma” e un “incompetente”, sostenendo che non sarebbe la figura adatta a guidare il Paese.
“È inaccettabile. Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran”, ha dichiarato il presidente statunitense in un’intervista ad Axios, ribadendo la volontà di influenzare la futura leadership di Teheran.
La successione a Teheran e le pressioni dei Pasdaran
Nel frattempo in Iran l’Assemblea degli Esperti è riunita in sessione straordinaria proprio per scegliere il nuovo leader della Repubblica islamica.
Secondo diverse fonti, le Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) starebbero esercitando forti pressioni per favorire la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah.
Trump, però, insiste nel voler intervenire sul processo: “Devo essere coinvolto nella scelta, come abbiamo fatto in Venezuela”, ha dichiarato, evocando il parallelo tra Iran e Venezuela e tra Khamenei e Nicolas Maduro.
Il presidente americano ha anche spiegato di non voler sostenere un leader che continui le politiche dell’ayatollah, perché ciò potrebbe costringere gli Stati Uniti a tornare in guerra tra cinque anni.
Il Senato respinge lo stop alla guerra
Sul piano interno, Trump ha incassato un importante successo politico. Il Senato degli Stati Uniti ha infatti respinto la risoluzione bipartisan che chiedeva di limitare i poteri di guerra del presidente nel conflitto con l’Iran.
Il provvedimento è stato bocciato con 53 voti contro 47, seguendo in gran parte le linee di partito: i senatori repubblicani hanno votato compatti contro la misura.
L’unica eccezione tra i repubblicani è stata quella di Rand Paul, che ha sostenuto la proposta insieme ai democratici. La decisione lascia di fatto mano libera alla Casa Bianca per continuare le operazioni militari contro Teheran.
Trump: “Abbiamo armi illimitate”
Nonostante le preoccupazioni per il possibile aumento del prezzo della benzina e per le scorte militari, Trump ha minimizzato i problemi.
“Abbiamo una scorta illimitata di armi, migliaia e migliaia”, ha assicurato il presidente americano, definendo l’azione militare statunitense “chirurgica”.
Il tycoon ha inoltre respinto le critiche dell’opinione pubblica americana sulla guerra: secondo lui, gli americani sarebbero “entusiasti” dell’operazione contro l’Iran.
Droni iraniani sull’Azerbaigian: cresce il rischio escalation
Sul fronte militare la tensione continua a salire. L’Azerbaigian ha denunciato un attacco con droni lanciati dall’Iran, annunciando possibili ritorsioni.
Secondo il Ministero della Difesa azero, quattro droni avrebbero colpito un’area vicino a un edificio scolastico e il terminal dell’aeroporto nella Repubblica Autonoma di Nakhchivan, provocando quattro feriti.
Il presidente azero Ilham Aliyev ha parlato apertamente di “atto terroristico sul nostro territorio” e ha convocato l’ambasciatore iraniano.
Teheran, dal canto suo, ha respinto le accuse, sostenendo che l’attacco potrebbe essere stato condotto da Israele.
Missili e droni nel Golfo: nel mirino le basi Usa
La crisi coinvolge ormai tutta la regione. Le difese di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti hanno intercettato salve di droni e missili iraniani, diretti soprattutto contro basi militari statunitensi.
Ad Abu Dhabi alcune persone sono rimaste ferite dai detriti di un drone, mentre a Dubai l’Organizzazione mondiale della sanità ha sospeso le attività del proprio centro logistico per le emergenze sanitarie.
La tv di Stato iraniana ha inoltre annunciato un attacco contro la portaerei americana Lincoln, mentre i Pasdaran hanno rivendicato l’affondamento di una petroliera statunitense in Kuwait.
Teheran minaccia Washington: “Pronti a un’invasione di terra”
L’Iran continua a sfidare apertamente gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che il Paese è pronto anche a un conflitto terrestre.
“Siamo pronti a un’invasione di terra, li aspettiamo. Sarebbe un disastro per loro”, ha affermato il capo della diplomazia iraniana.
Intanto Teheran resta sotto bombardamenti da parte delle forze di Stati Uniti e Israele, mentre il conflitto continua ad allargarsi coinvolgendo Libano, Iraq e l’intero Medio Oriente.









