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11 Aprile 2026
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Vannacci riscrive il fascismo: “Non fu dittatura”. Tempesta politica, l’opposizione attacca: “Vergognoso revisionismo”

Il generale ed eurodeputato leghista minimizza la Marcia su Roma e il Ventennio: “Non fu colpo di Stato, ma manifestazione di piazza”

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Nuova polemica politica scatenata da Roberto Vannacci, eurodeputato e numero due della Lega, che in un lungo post su Facebook ha offerto una propria versione del fascismo, definita da Pd e Avs “una riscrittura pericolosa della storia”.

Il fascismo non fu un colpo di Stato, ma una manifestazione di piazza”, ha scritto Vannacci citando lo storico Francesco Perfetti e allegando immagini di testi di Renzo De Felice, noto per le sue analisi sul regime.
La Marcia su Roma – aggiunge – non fu fermata dal Regio Esercito per scelta del re, che il 29 ottobre 1922 convocò Mussolini e lo incaricò di formare un governo di coalizione con liberali, popolari e nazionalisti.”

Il leghista ha inoltre ricordato che “tutte le principali leggi, incluse le leggi razziali del 1938, furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re secondo le procedure di legge”, omettendo però qualsiasi riferimento al delitto Matteotti.

La replica delle opposizioni: “Vergognoso revisionismo”

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra hanno duramente attaccato Vannacci, accusandolo di revisionismo storico e chiedendo un chiarimento da parte della Lega.

È imbarazzante il silenzio di Salvini sulle provocazioni fasciste di Vannacci”, ha dichiarato il senatore Francesco Verducci (Pd).
“Se la Lega è ancora un partito antifascista, intervenga e gli tolga ogni incarico istituzionale: il suo ruolo è un’offesa alla nostra Repubblica e alla Costituzione.”

Per Luana Zanella (Avs), “Vannacci non è solo pericoloso, è ridicolo. Ma il problema è che in quella Lega, un tempo federalista e antifascista, oggi nessuno trova il coraggio di contraddirlo”.

La difesa del generale: “Io racconto solo i fatti”

Vannacci ha risposto alle accuse parlando di “verità scomode” e difendendo il suo intervento: “Non ho fatto altro che riportare una cronologia verificabile nei documenti ufficiali. Se continueranno con queste polemiche, il prossimo libro si chiamerà La storia al contrario”, ha ironizzato, riprendendo il titolo del suo movimento politico, Mondo al contrario.

Una difesa che non spegne la bufera, anzi la alimenta. In molti, anche nel centrodestra, si chiedono se le parole dell’ex generale non rischino di riaprire ferite mai del tutto rimarginate nella memoria collettiva del Paese.

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