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4 Marzo 2026
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Calabria
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Calabria, una terra che trema e una memoria troppo corta: perché ignorare le regole antisismiche significa sfidare la storia

L’ingegnere Nicola Iozzo richiama istituzioni e cittadini al rispetto rigoroso delle normative antisismiche, indicando nella scuola il punto di partenza per una nuova cultura della sicurezza

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I terremoti che hanno segnato la storia italiana non hanno ancora cambiato i comportamenti degli italiani. Per farci riflettere sulla pericolosità dei movimenti tellurici è sceso in campo l’ingegnere Nicola Iozzo il quale invita a rispettare, nella realizzazione di strutture abitative e infrastrutture viarie, la normativa antisismica. “La frequenza degli eventi sismici – spiega l’ingegnere Iozzo – in Calabria rappresenta un primato drammatico, una costante che ha trasformato il territorio rendendolo spesse volte irriconoscibile. Le cronache storiche e le relazioni tecniche descrivono scenari apocalittici: interi centri abitati rasi al suolo e migliaia di vite spezzate. Dai violenti terremoti del 1638 e 1659, che devastarono la Calabria Centrale e le Serre, si giunge al 1783, l’anno del “Flagello”. Quest’ultimo, con cinque scosse catastrofiche in soli due mesi, rimane una delle sequenze più distruttive della storia europea. Emblematico è il destino di Filogaso, descritto con l’espressione lapidaria e contemporaneamente drammatica: “Filogaso fuit” (Filogaso fu)”.

L’imprevedibilità del sisma e le lezioni del passato

L’esperto in sismologia avverte: “Nonostante il passare dei secoli e i progressi della sismologia, il terremoto resta un evento imprevedibile. Tuttavia, proprio questa incertezza dovrebbe spingerci a una maggiore consapevolezza. Già dopo il 1783, l’osservazione dei danni offrì lezioni preziose: notando come il Castello dei Carafa a Filogaso avesse resistito meglio di altri edifici, gli ingegneri dell’epoca iniziarono a teorizzare i primi sistemi di protezione antisismica. Nacque così la “casa baraccata”. Tale tecnica, basata su un’intelaiatura lignea elastica inserita all’interno della muratura in pietra, fu originariamente importata dalla Spagna a Filogaso per volere della famiglia Carafa. Su impulso dei Borboni, nacque il primo piano regolatore moderno che dettava le prescrizioni da seguire per la ricostruzione; fu adottato a Filogaso con strade larghe e piazze in prossimità delle chiese. Era un piano rivoluzionario ed innovativo, volto a ridurre i rischi in caso di nuovi eventi sismici.”

La Chiesa di Sant’Agata: ingegneria della sopravvivenza

Un esempio straordinario di questa ingegneria della sopravvivenza è la Chiesa di Sant’Agata a Filogaso. L’edificio adotta un sistema costruttivo baraccato che oggi, grazie a sapienti restauri, è tornato visibile su alcuni muri riportati allo stato originario.

L’intelaiatura di legno, celata nella pietra, funge da scheletro elastico: una lezione di architettura che anticipa di secoli i moderni concetti di duttilità strutturale. Questi muri “armati” non sono solo reperti, ma testimoni di una cultura della sicurezza che sapeva rispondere alla furia della natura.

Cementificazione e oblio: quando l’uomo sfida il buon senso

“Purtroppo, negli anni successivi, l’uomo, dimentico delle catastrofi, ha deturpato il territorio, costruendo laddove non solo le prescrizioni tecniche, ma il buon senso avrebbero sconsigliato qualsiasi edificazione. Negli anni si è cementificato su zone franose, su terreni soggetti ad allagamento e sulle rive dei fiumi, ostruendo canali di scolo. La natura, si dice, si vendica reagendo alle mostruosità dell’uomo”.

La scuola come argine alle catastrofi future

Guardando al futuro per evitare catastrofi di dimensioni bibliche, il sismologo consiglia: “Oggi è indispensabile un cambio di passo delle Istituzioni, ma questo rigore normativo deve essere sostenuto da una metamorfosi culturale che parta dalle radici della società: la scuola. La cultura della sicurezza non può essere relegata a una sporadica esercitazione di protezione civile; deve diventare un pilastro dell’educazione civica, permeando la coscienza dei giovani. È tra i banchi di scuola che si deve formare il cittadino consapevole, capace di riconoscere il valore del proprio territorio e i rischi a esso connessi. Insegnare la storia sismica locale e la genialità di soluzioni come la casa baraccata significa dotare i ragazzi di una “memoria attiva”: non solo lo studio del passato, ma una bussola per le scelte future. Solo attraverso un percorso pedagogico che unisca la memoria storica alle conoscenze scientifiche, si potrà generare quel rispetto profondo per l’ambiente che oggi drammaticamente manca.”

Norme, territorio e responsabilità collettiva

Non si può più prescindere dal rispetto rigoroso delle normative vigenti e da una pianificazione territoriale che metta al centro la tutela della vita umana. L’ultimo evento sismico, sebbene non abbia provocato danni, deve farci riflettere.

Ci vuole una maggiore consapevolezza, una cultura del rispetto dell’ambiente e un nuovo approccio alla qualità della vita. Solo così, attraverso il rigore delle autorità, l’impegno educativo e la memoria storica, si potranno ridurre al minimo i rischi dovuti agli eventi sismici.

Troppe volte abbiamo scambiato la modernità con il modernismo, abbiamo preferito lo sviluppo caotico a quello ordinato, l’evoluzione tecnologica al servizio dell’affarismo. È giunto il momento di fare i conti con noi stessi e con la storia. Anche le guerre attuali sono il prodotto di una distorsione errata della tecnologia.

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