“Io e mia figlia ci sentiamo umiliate. La mia Giulia, momentaneamente, per non rimanere segregata in casa potrà contare su di me che sarò costretta a trasportarla al terzo piano con la sola forza delle braccia. Se il sindaco non accoglierà la nostra richiesta porterò la protesta davanti alla Prefettura di Vibo Valentia incatenandomi”.
Il messaggio della signora Chiara Calamita al primo cittadino di Ricadi Nicola Tripodi suona come un atto d’accusa. Nel frattempo la richiesta dell’alloggio popolare al piano terra resta una chimera. Le braccia della madre di Giulia continueranno a fare da ascensore alla figlia disabile. Nessun passo avanti, nessuna soluzione immediata. Fino adesso si sono fatte solo parole.
La richiesta: restare a Santa Domenica per assistenza continua
Al centro dello scontro tra Mamma Chiara e il sindaco la richiesta di un alloggio accessibile per una madre sola con due figli, di cui una bambina di dieci anni con disabilità che necessita di assistenza continua.
Per il momento il nodo resta invariato: a Santa Domenica di Ricadi, luogo in cui la donna vive e chiede di restare, non risultano disponibili abitazioni a piano terra. Al momento l’unica proposta avanzata dall’amministrazione comunale riguarda un alloggio situato a San Nicolò di Ricadi, soluzione che la diretta interessata ha respinto.
La richiesta di Chiara Calamita non viene presentata come una preferenza abitativa, ma come una necessità legata alla gestione quotidiana della famiglia. Restare a Santa Domenica significa poter contare sull’aiuto costante dei genitori, un supporto definito essenziale per accudire la figlia Giulia e il fratellino di sei anni.
Lo spostamento proposto dal Comune comporterebbe una distanza di circa dieci minuti in auto. Una misura ridotta sul piano geografico, ma rilevante sul piano pratico, soprattutto in presenza di esigenze assistenziali che richiedono interventi immediati.
Nei giorni scorsi Mamma Chiara aveva detto: “Sono delusa e stanca. Mi hanno proposto una casa a San Nicolò, ma ancora non si sono messi in testa quali sono le necessità di mia figlia”.
La motivazione del rifiuto è legata alla distanza dalla rete familiare: “La frazione di San Nicolò è troppo distante da Ricadi, anche per il supporto dei miei genitori che mi aiutano ogni giorno. Ho bisogno di stare vicino a loro”.
Il legale: “Situazione insostenibile, non si può andare avanti così”
A chiarire ulteriormente la situazione era intervenuta l’avvocata Giulia Russo, legale della donna, che ha definito la proposta “non accettabile”.
“Chiara non può continuare a portare la figlia in braccio per tre piani, la situazione è diventata veramente insostenibile”.
Sull’ipotesi di trasferimento aveva aggiunto: “Significherebbe sradicare Giulia dal suo ambiente, nonostante si tratti dello stesso Comune”.
Il legale ha inoltre evidenziato criticità rispetto ai servizi prospettati dall’amministrazione: “Era stato ipotizzato un trasporto personalizzato, ma limitato alla scuola. Questo non risolve il problema complessivo. La bambina ha bisogno della madre in qualsiasi momento e avere punti di riferimento distanti complica la gestione”.
Infine, l’avvocata aveva annunciato possibili sviluppi: “Ci rivolgeremo all’Aterp e chiederemo un confronto anche con il Comune”.
Il Comune: “Sensibili al problema, ma non ci sono alternative”
Il sindaco Nicola Antonio Tripodi, dal canto suo, aveva rivendicato l’impegno dell’ente locale, sottolineando i limiti operativi attuali: “Siamo molto sensibili al problema della signora Calamita e di sua figlia”.
Relativamente alla casa individuata aveva evidenziato: “Si tratta di una casa a piano terra a San Nicolò di Ricadi, accompagnata dalla disponibilità di un trasporto personalizzato per la scuola”.
Tripodi aveva inoltre chiarito l’assenza di alternative immediate a Santa Domenica: “Un appartamento Aterp non è disponibile. Ce n’è uno occupato abusivamente, ma è in corso un procedimento e non possiamo intervenire fino alla decisione del giudice”.
Tra le opzioni indicate dall’amministrazione figurano anche un eventuale contributo per l’affitto e uno studio per l’installazione di un montascale nell’abitazione attuale.
Lo stallo: nessuna soluzione e tensione crescente
Nonostante il confronto istituzionale e le soluzioni prospettate, la vicenda resta senza un punto di sintesi. Da un lato la richiesta di un alloggio accessibile a Santa Domenica, dall’altro l’impossibilità dichiarata dal Comune di soddisfarla nell’immediato.
E nel mezzo, una madre che ogni giorno continua a sollevare sua figlia per tre piani, mentre la protesta è pronta a spostarsi davanti alla Prefettura.









