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11 Marzo 2026
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Un insegnante di Vibo racconta l’inferno tra i banchi: studenti armati di coltelli e violenza nelle scuole superiori

Tra minacce, risse e bullismo, cresce la paura. Un docente denuncia un clima di intimidazione quotidiana. “Servono controlli, metal detector e più presenza delle forze dell’ordine per fermare l’escalation”

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Studenti armati di coltelli e violenza negli Istituti di istruzione superiore. Una preoccupante emergenza non solo calabrese. Un insegnante di scuola superiore di Vibo Valentia racconta la sua esperienza, rimanendo nell’anonimato per paura di possibili ritorsioni. Avete capito bene. Succede anche questo. Tra i banchi di scuola non è tutto rose e fiori. Alcuni istituti non sono isole felici, come si vorrebbe far credere.

Violenza, minacce e paura tra i banchi

Dal racconto del docente viene fuori un mondo dove violenza, minacce e arroganza sono all’ordine del giorno. “In certe scuole – ha sottolineato il professore – assistiamo ad atti di violenza che, per quieto vivere, vengono taciuti. Gli stessi docenti, per fortuna non tutti, vengono minacciati da qualche “bullo” da strapazzo. Gli spintoni ad alcuni colleghi sono una costante. Tra ragazzi si spaccano di botte. Le risse fuori da certi Istituti sono all’ordine del giorno.”

Minacce in stile mafioso

Purtroppo tutto il mondo è paese. Ciò che succede a Vibo Valentia potrebbe esplodere in una metropoli del Nord. La violenza è una piaga sociale che coinvolge tutti noi.
“Le baby gang e gli studenti armati di coltelli si possono incontrare in ogni parte d’Italia. Vibo Valentia non sfugge a questa regola. Nelle scuole e nelle piazze vibonesi minacce del tipo “Ti scannu comu a nu crapretto”, “Tatterru scavati a fossa”, “Chi cazzu hai i guardari” sono esplicite minacce all’ordine del giorno.

Queste frasi, dal sapore tipicamente mafioso, sono entrate prepotentemente nel lessico dei giovani, che non si limitano soltanto a pronunciarle. Molto spesso, senza pensarci due volte, passano dalle parole ai fatti. Basta uno sguardo di troppo o una parola fuori posto per darsele di santa ragione o, nelle situazioni più gravi, scannarsi come animali.
“Tra i nostri ragazzi – ha spiegato ancora l’insegnante – gli atteggiamenti arroganti sono diventati un modo di fare quotidiano.”

Coltelli negli zaini e paura quotidiana

Nel passato alcuni studenti sono stati sorpresi con armi affilate in un Istituto cittadino. Non si sa se siano stati denunciati. A scuola capita regolarmente di vedere ragazzi che armeggiano con i coltelli: li portano in tasca o negli zaini. “Sapete cosa mi dicono – ha affermato il docente – quando ce ne accorgiamo? ‘Prof, li usiamo solo per difenderci se veniamo aggrediti’.

Metal detector e controlli a tappeto

Come uscire da questa situazione di pericolo per i giovani più fragili? “Installando – ha puntualizzato l’insegnante – i metal detector all’ingresso degli Istituti di istruzione superiore. Lo si è fatto in alcune scuole campane e nessuno ha gridato allo scandalo. Dobbiamo fermare quest’ondata di violenza che sta ammorbando l’intero territorio nazionale. Non passa giorno che bande di teppistelli si fronteggino a colpi di coltello. Scannarsi è all’ordine del giorno. I coltelli possono sparire dalle tasche dei giovani potenziando i controlli e i pattugliamenti straordinari organizzati in collaborazione con la Prefettura.

Gli studenti vanno passati ai raggi X appena scendono dai pullman, nelle zone della movida e davanti alle scuole. Per metterli sotto controllo vanno bene anche i blitz a sorpresa all’interno dei plessi scolastici. “Per disarmare le teste calde bisogna bloccarli sul territorio, prima che arrivino a scuola.”

Repressione e legalità: serve una doppia linea d’azione

Visto quello che sta succedendo a livello nazionale bisogna usare le maniere forti. L’educazione alla legalità è importante, ma non è sufficiente. Per fermare gli studenti violenti occorrono repressione e maggiori controlli di polizia. Nei mesi scorsi, in alcuni comuni campani, è scattato un piano di intervento che ha avuto effetti positivi: le forze di polizia sono entrate negli Istituti con i metal detector, gli studenti sono stati perquisiti dalla testa ai piedi e chi è stato sorpreso con i coltelli è stato segnalato all’autorità giudiziaria. “La stessa cosa – conclude il docente – si potrebbe fare in alcuni plessi scolastici della provincia di Vibo Valentia, dove certi fenomeni sono molto accentuati.”

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