Natuzza Evolo (Santa della pace e dell’accoglienza) e il suo rapporto con i giornalisti di ogni estrazione politica, religiosa e culturale. Si è sempre parlato poco di questo aspetto della vita di Mamma Natuzza che si è sempre dimostrata attenta alle problematiche legate a questa importante professione nata, soprattutto, per denunciare le ingiustizie e per costruire e aiutare la dialettica democratica nella società super tecnologica in cui viviamo.
La Mistica, con grande affetto, ha sempre mantenuto con i professionisti dell’informazione un rapporto caratterizzato da grande umiltà, semplicità e disponibilità, nonostante la sofferenza fisica legata alle stimmate. Spesso intervistata (come dal giornalista della Rai Pino Nano nel 1989), si è sempre mostrata aperta, lasciando che la luce e la forza della sua fede parlassero più delle sue parole.
I punti chiave del suo rapporto con i media sono stati umiltà e disponibilità. Anche in momenti di forte sofferenza, Natuzza si concedeva ai giornalisti, trasmettendo un profondo senso di fede e accoglienza. Diverse le interviste rilasciate. Storica è stata l’intervista del 1989 con Pino Nano, in cui, pur sofferente, rispondeva con disarmante semplicità.
I legami speciali con Luciano Regolo e Vincenzo Varone
Un altro rapporto speciale è stato il rapporto umano che la Serva di Dio ha intrattenuto con Luciano Regolo. Il condirettore di Famiglia Cristiana ha avuto un legame speciale con lei, considerandola una figura guida e documentando la sua vita e i fenomeni mistici.
Un posto speciale nel cuore di Mamma Natuzza l’ha sempre avuto il giornalista della Gazzetta del Sud Vincenzo Varone, il quale abitava a “ottanta passi” dall’abitazione di via Nazionale (Paravati) della Mistica. Varone, per decenni, dal suo balcone ha visto quello che quotidianamente accadeva davanti alla dimora della Serva di Dio.
Di lei custodisce segreti che sono già stati “affidati” alla Chiesa che sta portando avanti il processo di beatificazione. Il giornalista è considerato il biografo della Santa di Paravati. Il suo ultimo libro, “Il disegno Celeste”, incentrato sulla figura di Natuzza Evolo, sta scalando le classifiche nazionali dei libri più venduti.
Il riconoscimento del mondo giornalistico
Mamma Natuzza nel 2008 ha ricevuto il premio “L’Affabulatore d’oro” dal Sindacato Giornalisti Calabria e Unione Cattolica Stampa Italiana Calabria, a testimonianza dell’attenzione e del rispetto che il mondo dell’informazione nutriva per lei.
La Serva di Dio ha sempre invitato alla preghiera, piuttosto che cercare la ribalta mediatica, mantenendo intatta la sua natura di “povera contadina” calabrese, nonostante la grande risonanza dei suoi fenomeni mistici.
Una visione condivisa con Papa Francesco
La Mistica, come Papa Francesco, pregava per un giornalismo in grado di costruire la società, la Chiesa e fare andare avanti tutti. Secondo Natuzza Evolo il linguaggio, l’atteggiamento e i toni dei giornalisti possono fare la differenza tra una comunicazione che riaccende la speranza, crea ponti, apre porte, e una comunicazione che invece accresce le divisioni, le polarizzazioni, le semplificazioni della realtà. I giornalisti dovrebbero, alla luce degli insegnamenti di Natuzza Evolo, mettersi dalla parte di chi è emarginato, di chi non è visto né ascoltato.
Papa Francesco raccomandava ai giornalisti: “Raccontate anche storie di speranza, storie che nutrono la vita. Il vostro storytelling sia anche ‘hopetelling’. Quando raccontate il male, lasciate spazio alla possibilità di ricucire ciò che è strappato. Vorrei espellere quella putrefazione cerebrale causata dalla dipendenza dal continuo scrolling sui social media”.
I quattro peccati del giornalismo e la cultura dell’incontro
Spesso sono quattro i peccati del giornalismo: la disinformazione; la calunnia; la diffamazione; la coprofilia, cioè l’amore per lo scandalo, per le sporcizie, dato che lo scandalo o meglio il pettegolezzo vendono. C’è bisogno di diffondere una cultura dell’incontro, una cultura del dialogo, una cultura dell’ascolto dell’altro e delle sue ragioni.
La cultura digitale ci ha portato tante nuove possibilità di scambio, ma rischia anche di trasformare la comunicazione in slogan. No, la comunicazione è sempre andata e ritorno. Siamo convinti che Mamma Natuzza amasse una informazione fondata sull’amore e il rispetto anche del peggiore degli uomini, che ha sempre a sua disposizione il tempo di convertirsi.









