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13 Marzo 2026
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Corsi fantasma e falsi lavori ai rom di Catanzaro, tutti i trucchi di Caligiuri: ora rischia l’interdittiva | Calabria7

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di Gabriella Passariello- Non solo da mercoledì scorso agli arresti domiciliari e destinatario di un sequestro di 130mila euro, ma in qualità di presidente dell’associazione di volontariato “Arte di Parte”, che dal 2006 opera nel territorio di Santa Maria soprattutto con la comunità rom, Maurizio Caligiuri, indagato per false dichiarazioni destinate all’autorità giudiziaria, procurata inosservanza di pena e truffa aggravata ai danni dello Stato, rischia una misura interdittiva. La Procura di Catanzaro ha chiesto l’esclusione dell’associazione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi. Misura interdittiva che il gip deciderà se accogliere o meno, previo interrogatorio che si terrà in settimana.

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Corsi fantasma

I problemi giudiziari per truffa iniziano con la partecipazione dell’associazione ad un bando per i “Giovani per il sociale” erogato dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta di un cofinanziamento di circa 130mila euro per avviare il progetto “Rete Territoriale Scholè”, destinato alla realizzazione di opportunità scolastiche di inclusione sociale di giovani della comunità rom catanzarese attraverso una rete operativa tra Enti pubblici e organizzatori privati impegnati nel sociale sul territorio. Un finanziamento erogato in tre tranche. I carabinieri setacciano tutte le carte, scoprendo che il progetto non è mai stato eseguito e che tutte le associazioni inserite insieme alla capofila “Arte in Parte”, pur riconoscendo la propria sottoscrizione in calce ai verbali di richiesta di finanziamento, non avrebbero mai partecipato al progetto. Il presidente della pseudo associazione di volontariato “Rom per l’integrazione” ha dichiarato che nel 2015 è stato inserito in un programma di cui non conosce nulla, men che meno le attività che avrebbe dovuto svolgere. Fidandosi di Caligiuri avrebbe sottoscritto dei documenti, secondo le ipotesi accusatorie, evidentemente finalizzati alla costituzione dell’associazione, senza leggerne il contenuto e ricevendo come compenso la somma di 50 euro. Gli investigatori scoprono, si legge nel provvedimento del gip,  all’interno di una relazione inviata da Caligiuri al dipartimento Politiche giovanili, i nomi degli associati esterni: Istituto comprensivo Casalinuovo di Catanzaro, il Comune di Catanzaro, l’Istituto penale per i minorenni, la Casa circondariale di Siano, i cui referenti ascoltati a sommarie informazioni, però, hanno negato di conoscere il progetto, eccezion fatta per la Casa circondariale di Siano, destinataria di 600 ore di scolarizzazione a favore di 19 detenuti, corsi in questo caso avviati, ma con scarsi risultati, a causa del personale non qualificato. Per il gip sono indebite le erogazioni economiche elargite ad “Arte di Parte”, in base a sottoscrizioni di rappresentati di enti inconsapevolmente coinvolti.

Il trucco di Caligiuri per percepire i finanziamenti

In base alle indagini sono risultate non conformi al vero le attestazioni relative alle spese sostenute dall’associazione, smentite da persone che avrebbero dovuto prestare alcuni servizi: ad esempio chi avrebbe dovuto organizzare conferenze stampa nega di aver sottoscritto le ricevute e di aver percepito i relativi compensi concordati, chi avrebbe dovuto provvedere alla pulizia di una scuola in località Corvo sostiene di non aver ricevuto il compenso di 9mila euro indicato in fattura. “Alla luce delle risultanze investigative non v’è dubbio sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico di Maurizio Caligiuri che ha simulato la realizzazione del progetto Territoriale Scholè per percepire un ingente finanziamento, attestando falsamente la concreta realizzazione del progetto in realtà mai portato a compimento con il coinvolgimento fittizio di altri enti ed istituzioni”. Un paio di esempi fra tutti: i docenti dell’Istituto comprensivo Casalinuovo di via Stretto antico, ascoltati dai carabinieri, non hanno memoria dell’offerta formativa di 1.200 ore di studio a favore di trenta studenti, così nel plesso Corvo un docente nega di aver avuto conoscenza di un corso della durata di 600 ore tenutasi a favore di 20 adulti nella sua scuola.

L’interrogatorio di garanzia

L’indagato, accompagnato dal suo legale di fiducia Giovanni Gemelli, ha parlato per oltre un’ora davanti al gip firmatario dell’ordinanza, dichiarandosi innocente e fornendo la sua versione dei fatti. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia che è durato per oltre un’ora, il legale difensore ha depositato la contabilità a dimostrazione dell’inesistenza del reato di truffa e alcune foto dove vengono immortalati i rom, dediti alla raccolta di olive, negando che gli “affidati” pluripregiudicati oziassero invece di lavorare (LEGGI QUI). Non esisteva il dolce far nulla per i detenuti o imputati coinvolti nel progetto di reinserimento sociale all’interno di Arte di Parte: “quando erano in sede facevano fotocopie- ha dichiarato l’indagato- non è vero che avevano libertà di movimento” (LEGGI QUI). Il legale depositerà nelle prossime ore l’istanza al gip di annullamento  dell’ordinanza della misura cautelare agli arresti domiciliari e in subordine chiederà una misura meno afflittiva.

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