Diciamoci la verità, dare dei soldi agli studenti che prendono tutti trenta è un’idea che piace a tutti, ma in una terra come la Calabria rischia di essere un investimento a perdere per la comunità.
Il punto non è se sia giusto o meno premiare chi si impegna, ma capire a cosa serva quel premio se, una volta finita la festa, il ragazzo più brillante del corso debba comunque scappare a Milano o all’estero per trovare un impiego dignitoso. È un riconoscimento concreto, certo, ma senza prospettive concrete somiglia tanto a un premio di consolazione prima della partenza.
Il reddito di merito voluto dal presidente Roberto Occhiuto è, nella sua formulazione, una scommessa ideologicamente coerente: premiare chi studia sodo, chi accumula crediti, chi mantiene la media alta.
I pro: dove il provvedimento ha senso
Pura propaganda? Qualche “merito” — appunto — il reddito di merito potrebbe averlo.
Primo. Il riconoscimento economico dell’impegno accademico potrebbe essere tutt’altro che banale in una regione in cui la povertà educativa si intreccia con quella materiale. Uno studente calabrese che mantiene una media elevata spesso lo fa in condizioni oggettivamente più difficili di un suo coetaneo bolognese o milanese: meno biblioteche, meno connessioni, meno reti informali di supporto, meno opportunità. Offrirgli un sostegno economico potrebbe non essere per forza assistenzialismo ma compensazione.
Secondo. Il segnale culturale non è trascurabile. Dire pubblicamente che la Calabria premia chi studia, che l’eccellenza ha valore istituzionale, contribuisce — almeno in linea teorica — a costruire un immaginario diverso da quello della raccomandazione e del clientelismo che hanno storicamente dominato l’accesso alle opportunità nel Sud.
Terzo. Il coinvolgimento degli atenei calabresi — Unical, Magna Graecia, Mediterranea — in un protocollo istituzionale formalizza un’alleanza tra regione e sistema universitario che potrebbe aprire a progettualità più strutturate.
I contro: dove la retorica del merito si inceppa
Eppure. Eppure… Il concetto di merito è uno dei più scivolosi della pedagogia contemporanea, e non per ragioni ideologiche astratte.
Chi è meritevole? Chi prende trenta? Chi prende trenta lavorando di notte per pagarsi l’affitto, o chi prende trenta con i genitori che gli finanziano l’appartamento e i corsi di preparazione?
La media ponderata è uno strumento grezzo per misurare il valore di una persona, e costruire su di essa un sistema di redistribuzione rischia di premiare il privilegio travestito da eccellenza.
Ma il problema più profondo è un altro, ed è strutturale: il reddito di merito non risolve la domanda che ogni laureato calabrese si pone al momento della tesi. E dopo? Dopo, cosa c’è? Il mercato del lavoro regionale è asfittico, spesso opaco, dominato dal settore pubblico come unico orizzonte di stabilità.
Premiare lo studente brillante senza creare le condizioni perché quel brillante trovi nella sua regione un’occupazione dignitosa e commisurata alle sue competenze è come costruire una cattedrale nel deserto: bella da vedere, inutile da abitare.
C’è poi la questione del finanziamento. Con quali risorse? Fondi regionali ordinari, FESR, FSE, PNRR? La sostenibilità di una misura strutturale — non di una tantum elettorale — richiede coperture certe e pluriennali. Senza queste, il reddito di merito rischia di essere uno spot ben confezionato destinato a durare quanto una legislatura.
Conclusione: il merito ha bisogno di un ecosistema, non di un assegno
Occhiuto avrà intuito che la Calabria del futuro si costruisce attraverso la conoscenza. Ha torto chi nega questa intuizione, se guardiamo al futuro — quello più vicino a noi — e alle tecnologie. Ma la conoscenza senza prospettiva potrebbe trasformarsi in frustrazione con la laurea. E la frustrazione con la laurea, in Calabria, si chiama da sempre emigrazione.
Il reddito di merito sarà una misura compiuta quando il merito premiato rimarrà in Calabria a costruire qualcosa.
Fino ad allora, resterà un investimento generoso su capitale umano che altri — Milano, Berlino, Londra — incasseranno al posto nostro.
Domani la firma del Protocollo
Il passo formale arriva oggi, mercoledì 15 aprile, alle ore 14.00, nella Sala conferenze della Cittadella regionale di Catanzaro, ai piani altissimi: sarà suggellato così il momento della sottoscrizione del protocollo d’intesa tra la Regione Calabria e i tre atenei calabresi per l’attuazione del reddito di merito.
Alla cerimonia — aperta alla stampa — parteciperanno il presidente Occhiuto, i rettori Gianluigi Greco (UniCal), Giovanni Cuda (Magna Graecia) e Giuseppe Zimbalatti (Mediterranea), insieme agli assessori regionali Eulalia Micheli (istruzione, sport e politiche giovanili) e Marcello Minenna (bilancio, programmazione fondi e transizione digitale).
Una firma, dunque. Solenne, fotografata, comunicata. Come tutte le cose importanti in Calabria: prima vengono le cerimonie, poi — forse — i fatti.




