di Danilo Colacino – Luci e ombre, quelle emerse all’inaugurazione dell’anno giudiziario ancora in corso a Catanzaro a Palazzo Salvatore Blasco. A esporle la presidente facente funzioni della Corte d’Appello del capoluogo, Gabriella Reillo, che ha parlato delle ormai quasi congenite carenze d’organico in fatto di giudici e magistrati, soprattutto, e della distanza degli uffici periferici rispetto alla centralità del ministero su un tema chiave quale la digitalizzazione.
Nuova frontiera
Tuttavia, non mancano i punti di forza a fare da contraltare a quelli di debolezza. Tant’è vero che la stessa presidente ha anche affermato che “l’informatizzazione, benché comporti un fisiologico cambiamento, rappresenta una nuova frontiera. Un orizzonte a cui dobbiamo guardare con grande interesse e favore. E anche sul fronte della lentezza di procedimenti e processi, va detto che le cose stanno migliorando in modo significativo. È chiaro però – ha continuato – che rimane un grande arretrato da smaltire. Una mole di lavoro che ci si trascina dal passato. E che, come ovvio, incide parecchio sulla rapidità del nostro operato. Importanti innovazioni, infine, vengono anche dal settore che riguarda le controversie familiari”.
“Cultura di sistema”
Secondo la presidente Reillo “quanto manca alla politica sulla giustizia è una cultura di sistema che parta da dati concreti, rilevati nel territorio, e che si faccia carico di effettuare proiezioni di fattibilità, rispetto agli organici e alle dotazioni nonché alla conseguibilità degli obiettivi enunciati. Invece assistiamo a un affastellarsi di riforme che si susseguono senza che prima vengano verificati gli effetti della riforma precedente, nel perseguimento di meri effetti propagandistici. Le riforme procedurali – si legge nella relazione – vengono rappresentate come quelle più incisive e determinanti per abbreviare i tempi di definizione dei procedimenti e assicurare un più equo contraddittorio. Ma se andiamo a vedere in concreto il rito non è risolutivo, come è resto evidente da quanto accaduto in questi anni e delle fortissimee differenze di performance a livello territoriale”.
Riforma Cartabia
“Non mi dilungherò sul contenuto della riforma Cartabia, che pure contiene norme apprezzabili – ha continuato la presidente -, ma devo rilevare che anche questa riforma è permeata dall’illusione di ridurre i tempi processuali, civili e penali, attraverso una riduzione dei termini. Sembra non si si renda conto che i tempi processuali non sono ritardati da termini eccessivamente lunghi bensì dall’eccessivo carico giudiziario che si abbatte sulle Pocure e sui Tribunali, dalle endemiche e rilevanti scoperture degli organici, dal collo di bottiglia che si verifica nelle Corti d’appello quanto a sopravvenienze e risorse per la loro evasione. E’ inoltre stata persa l’occasione di ristrutturare il rito alla luce della nuova prospettiva della giustizia digitale”.
“Ugualmente nel settore penale – ha spiegato la presidente Reillo – la riduzione dei tempi per le indagini premilinari si scontra da un lato con l’elevato numero di fattispecie penali che unitamente al principio della obbligatorietà dell’azione penale scaricano sulle scrivanie dei pm centinaia di procedimenti al giorno, dall’altro con la complessità e gravita di vari reati che spesso, a prescindere dalla loro natura, necessitano di accertamenti istruttori specialistici e approfonditi”.
“Il dilagante populismo giustizialista”
“Ancora – si legge nella relazione -, con la previsione della improcedibiità in appello, istituto anch’esso fondato sulla riduzione dei termini, il legislatore ha riversato sulle spalle della magistratura la propria pavidità, non avendo avuto il coraggio di prevedere una seria depenalizzazione, atteso il dilagante populismo giustizialista.
Con la conseguenza che – ha concluso la presidente facente funzioni della Corte d’appello di Catanzaro – l’improcedibilità si risolverà in una amnistia e per tutti i reati, anche quelli più gravi, qualora dovesse attribuirsi alla norma natura sostanziale, alla stregua degli orientamenti della giurisprudenza di legittimità e costituzionale. Sebbene vada dato atto che questa volta la propaganda è rivolta all’Europa e non più banalmente all’elettorato dei vari partiti, come avviene normalmente, non per questo possiamo tacere dell’incapacità della riforma di incidere sui problemi sostanziali della giustizia”
Reati associativi di stampo mafioso in aumento
A parte questo, va segnalato, sempre emergendo dalla relazione letta dalla presidente, che in ambito penale continua a essere preponderante l’attività relativa ai reati associativi di stampo mafioso. Sono infatti cresciuti di parecchio, nel distretto della Direzione Antimafia di Catanzaro, i numeri relativi ai procedimenti per associazione mafiosa (con un più 69) e di traffico di sostanze stupefacenti (+68). Una situazione critica si registra, in particolare, a Vibo. Provincia d’Italia con il più alto tasso di fenomeni delinquenziali connessi alla presenza della ‘ndrangheta. Fatto che porta anche a un dato ragguardevole sotto il profilo di omicidi, consumati o tentati.









