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14 Marzo 2026
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L’INTERVISTA | Allerta maltempo a Catanzaro, Tansi: “Responsabilità gestionale del sindaco”

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di Danilo Colacino – L’allerta meteo ‘ballerina’, com’è stata definita dopo la tragedia sfiorata di stanotte che poteva trasformare Catanzaro e le località limitrofe in un luogo di morte simile a quello ischitano di una settimana fa, avrebbe potuto essere meno approssimativa? Quantomeno sotto il profilo della valutazione del rischio potenziale? Non pensando insomma, con annesso brivido di terrore che corre lungo la schiena, a cosa sarebbe potuto succedere in una mattinata di un giorno feriale con tutto aperto (scuole comprese), ci si chiede chi non deve sbagliare per evitare di mettere in serio pericolo le vite dei cittadini? Senza in sostanza fare riferimento a pur determinanti fenomeni globali, ormai non arginabili, come in primis i cambiamenti climatici ma anche la non marginale ‘urbanizzazione selvaggia’ con l’abusivismo imperante, partiamo da un’analisi immediata. Vale a dire una disamina sulle ordinarie opere di manutenzione e prevenzione, parlandone con un esperto della caratura del geologo ed ex direttore della Protezione Civile Carlo Tansi. A cui abbiamo inizialmente chiesto chi sia deputato a intervenire in situazioni del genere, purtroppo sempre più ricorrenti.

“Se a essere coinvolto è un Comune, o una zona comunque molto circoscritta che pure racchiude alcuni centri come nel caso di stanotte, inizialmente il primo responsabile è il sindaco salvo successivo intervento del Centro coordinamento del soccorso-Ccs convocato dal prefetto, come mi sembra si sia verificato. In prima battuta, tuttavia, ribadisco che è il sindaco ad assumere tutte le responsabilità gestionali dell’emergenza. Che spettano a lui. Le cose cambiano, però, se a essere coinvolta è un’area vasta. Perché allora subentra la Regione con il referente della Protezione Civile territoriale su delega del presidente della Giunta o addirittura il capo della Prociv nazionale per disposizione del Governo con più regioni coinvolte o per fatti di straordinaria entità. Esiste quindi una differente scala di classificazione degli eventi, a seconda di gravità e ampiezza del territorio interessato”.

Ma come fa il sindaco, magari di una località non grande, ad assumere una simile responsabilità?

“Lo prevede la legge. Non io. Ci sono due piani: uno previsionale e un altro relativo a come cercare di fronteggiare al meglio l’impatto di tali fenomeni. Il sindaco, in questo, viene come ovvio aiutato e dispone di strumenti che però deve utilizzare al meglio come ad esempio nella costituzione di un sistema di Protezione Civile locale, per quanto limitato, anche sotto il profilo del coordinamento delle risorse umane a disposizione, al fine di dare una risposta immediata. Comunque sia, ogni giorno tra le 12 e le 13, riceve un bollettino meteo per le 24 ore del giorno successivo. Accade tutto l’anno, non solo in previsione di alluvioni. Se ne occupa il Centro funzionale multirischi dell’Arpacal che lo trasmette alla Prociv regionale, incaricata di diramare il dispaccio a tutti i Comuni. E lo fa tramite Pec e contestuale Sms. A riguardo aggiungo pure che, quando ero io ad avere la responsabilità della Prociv, mi occupai dei domini di posta elettronica certificata dedicati. Che diedi ai vari Municipi per evitare problemi di caselle sature. Senza contare, ribadisco, il messaggio sul telefono dei sindaci. I quali in caso di mancata comunicazione, molto difficile se non impossibile, devono subito farlo presente. Ma non c’è unicamente l’ambito previsionale per aiutarli. Dal momento che fui sempre io, nel 2018, a fornire a ogni Comune un libro sulla normativa regionale ad hoc. Una sorta di vademecum, per non tirar fuori un termine altisonante come Vangelo, a cui attenersi nella fase emergenziale”.

Sì, d’accordo, ma talvolta le condizioni cambiano rapidamente e si passa da un’allerta gialla a una rossa in poche ore. Il sindaco si trova allora spiazzato.

“Nient’affatto. Non è come si crede. E ora spiego il perché. I colori, che ricordo sono verde, ovvero nessun rischio, giallo, arancione e rosso, non riguardano l’entità delle precipitazioni previste. Bensì la loro dimensione. Quest’ultima sempre riferita all’ampiezza dei luoghi colpiti. Un giallo, quindi, può indicare il pericolo di potenziali vittime e magari essere la spia di qualcosa di più dirompente di una segnalazione contrassegnata come rossa. Solo che l’allerta riguarderà un territorio assai meno esteso. C’è poi la considerazione, che faceva lei, sul peggioramento durante la perturbazione, tale da cogliere del tutto di sorpresa. Ma anche in merito, dico che non può essere così. La Calabria, infatti, è dotata di circa 200 pluviometri disseminati ovunque in funzione H24 per 365 giorni all’anno. Si tratta di sistemi di rilevamento settati per rilevare ogni superamento di soglia critica in fatto di pioggia caduta. Ecco allora che appena scatta l’allarme viene trasmesso, come illustravo prima, dal Centro Arpacal alla Prociv e infine a Municipio e sindaco interessati. E parlo di sale di controllo e operative che non chiudono. Mai. Io non so cosa sia successo stanotte da voi, avendo pure letto sulla stampa di polemiche. Ma, fino a prova del contrario, il sindaco dovrebbe aver ricevuto Pec ed sms in tempo reale, anche alle cosiddette ore piccole, ogni qualvolta il pluviometro ha lanciato l’alert. A prescindere se è successo una, due, tre o più volte. E mi creda, mi stupirei parecchio se venisse dimostrato che non è accaduto. Il sistema è infatti concepito per dare modo di intervenire il prima possibile, tenendo conto che per quanta acqua possa cadere dal cielo in un periodo assai ristretto un’esondazione non può essere istantanea o avvenire in pochi minuti. Certo, il tempo è prezioso e bisogna fare il necessario molto rapidamente. Persino inutile ribadirlo”.

Oltretutto ieri sera, almeno nel capoluogo, non ha straripato alcun fiume.

“E significa che anche tombini e pozzetti non abbiano funzionato per come avrebbero dovuto. Considerato come, pur non conoscendo nello specifico la vicenda di Catanzaro, la certezza è che non abbiano esondato dei fiumi. Poiché, se fosse successo, allora dovrei ricordare che sulla questione del rischio idrogeologico è alla Regione a competere la pulizia dell’alveo dei fiumi. Attività che dovrebbe effettuare materialmente Calabria Verde. Ahinoi, però, non accade chissà da quando ormai. Ripeto però, non essendoci stata alcuna esondazione, su tombini e pozzetti, che non drenano l’acqua della superficie, deve intervenire il Municipio”.

Senta, uscendo dal nubifragio di cui abbiamo parlato con tutte le conseguenze del caso, torniamo alla mancata pulizia dei letti dei fiumi?

“Mi batto da anni per cambiare le cose e da capo della Prociv Calabria c’ero quasi riuscito, salvo non assistere alla modifica di una legge regionale (la 40 del 2009, ndr) per cui mi ero speso tanto. Fatto che avrebbe mutato la situazione. Ma niente. E quindi resta in vigore una normativa che rende tutto molto complicato e comunque diverso dalle altre realtà italiane. Parlo, per dirne una, della Lombardia in cui avviene una sorta di riciclo o, meglio, riutilizzo degli inerti rimossi per il ripascimento delle spiagge o per opere come i rilevati stradali. Qui, invece, non avviene da quando c’era ancora la Cassa per . Anzi, i detriti che negli anni finiscono nei fiumi, si accumulano e quindi si forma uno strato anche di alcuni metri. Che colma gli originari alvei, i cui argini risultano spesso insufficienti con il trascorrere del tempo. Ma esclusivamente perché i letti sono stati interrati e dunque diminuisce di parecchio la loro funzione drenante. È come se i muri di contenimento diventassero più bassi e spesso insufficienti a non far tracimare i fiumi a seguito dell’impetuoso passaggio delle acque. E ciò perché il fiume in piena scorre molto più in alto rispetto a quanto non lo facesse decenni prima, quando le barriere furono costruite”.

© Riproduzione riservata.
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