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1 Maggio 2026
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L’INTERVISTA | Medicina a Cosenza, parla il rettore dell’Unical: “Scippo a Catanzaro? Ecco perchè no” | Calabria7

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di Danilo Colacino – Nella querelle fra le Università Magna Graecia di Catanzaro e Unical di Cosenza sull’apertura della Facoltà di Medicina in quest’ultima, il rettore della prima ha preferito neppure prendere in considerazione le domande dei giornalisti mentre il suo collega di Cosenza non ha lesinato risposte. E si è confrontato a viso aperto. Al silenzio del professor Giovambattista De Sarro si è dunque contrapposta la chiarezza delle idee di Nicola Leone. Il riferimento è al docente e informatico di caratura nazionale e internazionale nato il 28 febbraio 1963 a Diamante ed eletto a succedere al vertice dell’Ateneo cosentino al collega Gino Mirocle Crisci il primo novembre del 2019. Esperto di intelligenza artificiale, Rappresentazione della conoscenza e Basi di dati, vanta oltre 250 articoli scientifici. E nell’immediata vigilia del consiglio comunale aperto, in programma domani a Palazzo De Nobili sul sistema universitario e sanitario del capoluogo, ha parlato a… ruota libera. Lo ha fatto in esclusiva a Calabria7, non sottraendosi al confronto su un tema davvero di scottante attualità. A iniziare dal quesito principale di questi giorni.

L’apertura del corso di laurea di Medicina a Cosenza non rischia di spezzare una sorta di equilibrio territoriale instauratasi fra gli Atenei calabresi?

“Se per equilibrio intende che ogni Università non debba rinnovare l’offerta didattica e rimanere ingessata in quella radicata negli anni, mi sembra anacronistico. Significherebbe non tener conto delle mutate condizioni sociali degli ultimi decenni, che inevitabilmente trasformano la domanda del mondo del lavoro. E quindi ignorare il tipo di formazione che qualunque Ateneo, intenzionato a essere al passo con i tempi, deve invece garantire. Gli equilibri, d’altronde, non sono un fatto statico bensì dinamico. E tutte le parti devono essere in grado di adeguarsi ai mutamenti della società. Meglio ancora se lo si fa, costituendo una rete. L’Unical è sempre aperta a collaborare con le altre Università calabresi. Perché oggigiorno, l’esigenza di avere una migliore qualità dei servizi sanitari e socio-assistenziali nella nostra regione è fin troppo evidente. Tanto che il presidente Occhiuto, in veste di commissario alla Sanità, ha ritenuto necessario il ricorso a un arruolamento all’estero di medici. Trovati, per così dire, a Cuba. Allo scopo di poter in parte coprire le cogenti esigenze di personale nei diversi ospedali calabresi. Ecco la ragione per cui l’Unical ha sentito il dovere di fare un passo ulteriore per contribuire a migliorare l’offerta sanitaria territoriale, avviando l’iter per l’attivazione di un nuovo corso di Medicina e Chirurgia. Che risponde a due esigenze: evadere la crescente domanda di formazione sanitaria degli studenti calabresi e andare in soccorso del territorio, potenziando l’organico delle strutture sanitarie con docenti-medici”.

A Catanzaro, senza se e senza ma, definiscono quanto accaduto uno “scippo”. Immaginiamo il suo aperto dissenso a riguardo.

“Uno scippo toglie qualcosa a qualcuno, mentre nel nostro caso l’Unical nulla sottrae all’Umg. E le spiego il motivo. Non intacca i posti assegnati al corso di laurea attivo a Catanzaro, che resteranno 330 secondo la ripartizione ministeriale. A questi, se ne aggiungeranno poi addirittura ulteriori 65 che il Mur, verosimilmente, attribuirà alla nostra Università. Ma vi è di più: sia il pagamento dei professori con il doppio ruolo di clinici, che le strumentazioni tecnologiche condivise con la Sanità, saranno investimenti a carico dell’Unical. Si realizzerà, quindi, un’offerta formativa più ampia. Che rappresenterà un’opportunità per gli aspiranti medici calabresi e del Sud in generale. Tanti ragazzi ogni anno partecipano al test d’ammissione in Medicina e sono costretti a studiare fuori regione, spesso anche all’estero, perché non trovano spazio. Basti riflettere sul dato che in Italia il numero di domande degli aspiranti sanitari supera di gran lunga quello dei posti disponibili, con la possibilità di ingresso per una sola unità ogni 5 candidati. In Calabria, invece, la richiesta è persino maggiore con un posto ogni 10 aspiranti. Fatto confermato dai numeri degli immatricolati calabresi ai corsi di Medicina fuori regione: fino all’anno accademico 2020/2021 in costante crescita, sfiorando la ragguardevole soglia dei 500. A ciò si aggiunga inoltre che, nel rapporto tra il numero di sedi di Medicina attive da noi e la popolazione, la Calabria, con una sola sede, sarebbe ultima in Italia. Ne conterebbe infatti 0.54 per milione di abitanti. Mentre, ad esempio, in Sicilia siamo a 1.87 e nel Lazio addirittura a quota 2.80. Ben 5 volte più della nostra regione, dunque. Che con una seconda Facoltà risalirebbe appena di qualche posizione, pur restando nella parte bassa della classifica. Tanto che nemmeno una terza la porterebbe al di sopra delle citate regioni. E anche guardando alla distribuzione geografica delle sedi tra le province italiane, una nuova Facoltà di Medicina in un’altra area della Calabria appare più che opportuna se ci si paragona, ad esempio, alla vicina Puglia. Che con 6 province disponeva già di tre corsi di Medicina e l’anno scorso ne ha istituiti altri 3, vantandone adesso 6 attivi in 4 diverse Università. Ma potrei parlare anche dell’Abruzzo, realtà molto simile alla nostra per popolazione, come peraltro messo in rilievo dal vicesindaco di Cosenza Maria Pia Funaro, in cui i corsi di laurea in Medicina sono tre. Risulta allora evidente come non ci sia stato alcuno ‘scippo’ bensì un arricchimento per l’intero sistema formativo calabrese di cui essere soddisfatti”.

Se è corretto e legittimo che il Campus di cui lei è al vertice assoluto abbia Medicina, perché l’Umg non potrebbe ad esempio avere Ingegneria?

“Questa è un’altra obiezione facile da confutare. Poiché i fatti raccontano un’altra storia, suffragata da dati oggettivi. L’Unicz ha da anni attivi i corsi di laurea in Ingegneria Informatica, riconosciuto punto di forza dell’offerta formativa dell’Unical e della sua ricerca, e in quella Biomedica. Eppure il mio Ateneo mai ha sollevato veti al riguardo. Lo scorso anno, inoltre, la stessa Magna Graecia ha attivato il corso di laurea in Biologia, già presente all’Unical e parte della sua storica offerta formativa. Un fiore all’occhiello, insomma. Ma anche in tal caso non si sono registrate obiezioni da parte di Cosenza. Anzi, io stesso ho votato a favore. L’Umg ha poi attivato il corso Tfa per il sostegno, con addirittura 540 posti, pur non avendo tradizione ed esperienza nella formazione di educatori e insegnanti e potendo al contrario contare soltanto su uno sparuto gruppo di docenti in Area pedagogica. E anche, nell’occasione, l’Unical mai ha polemizzato, anzi registrandosi ancora una volta il mio voto favorevole. Ma chioserei, dicendo come nell’ultima seduta del Coruc, oltre ai quattro destinati all’Unical, sono stati approvati sette nuovi corsi per l’Unicz”.

Al di là di ogni considerazione, l’apertura della nuova Facoltà ad Arcavacata si traduce in un’ulteriore occasione di crescita per il suo Ateneo.

“Questo è evidente. Ma non solo per la nuova Facoltà di Medicina. Nel prossimo anno accademico saranno infatti attivi altri tre corsi molto innovativi. Che accresceranno l’offerta formativa del nostro Ateneo. Mi riferisco a Infermieristica, Servizi giuridici per l’innovazione digitale, Tecnologie del Mare e della Navigazione. Infermieristica abiliterà a questa professione e anche tale corso viene incontro alla forte domanda di formazione degli studenti calabresi. Molti dei quali sono costretti a lasciare la regione per frequentarlo. Tutto ciò, malgrado la richiesta di risorse umane di un territorio in cui si stima si registri una carenza di quasi 3mila infermieri. Servizi giuridici, invece, punta a formare figure di giovani laureati in grado di coniugare a una solida preparazione, teorica e pratica, essenziali conoscenze economico-aziendali unite a competenze digitali oggi indispensabili per operare in tutti i contesti di Area giuridica e di azienda, nell’amministrazione pubblica e privata. Tecnologie del Mare, infine, è un corso fortemente innovativo. Pensato per una regione che ha nel mare e nei porti asset di sviluppo strategico con i suoi oltre 800 km di costa e quindi grandi potenzialità in ambito turistico e marittimo. L’obiettivo è formare professionisti con competenze trasversali scientifiche e ingegneristiche, applicabili agli ambiti marittimo, navale e portuale. Che poi potranno essere celermente inseriti nel mondo del lavoro”.

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