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7 Marzo 2026
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Scontro sulla vendita di Amaco, Caputo attacca: “Il trasporto pubblico non si svende”

“Il trasporto pubblico non si svende”. Polemica sull’offerta da 2,1 milioni: “Rischio svendita di un servizio essenziale”

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Il futuro di Amaco, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico urbano, accende il dibattito politico. A intervenire con toni netti è il capogruppo di Occhiuto Presidente, Pierluigi Caputo, che mette in guardia contro l’ipotesi di vendita del ramo d’azienda, parlando apertamente di rischio svendita del patrimonio pubblico.

“Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale e non può essere sacrificato a logiche esclusivamente privatistiche”, afferma Caputo, sottolineando la necessità di difendere il carattere pubblico dell’azienda e la sua funzione sociale per la città.

Amaco e il nodo della privatizzazione

Secondo Caputo, la discussione sul destino di Amaco non può limitarsi a una semplice valutazione economica. L’azienda rappresenta infatti un punto di riferimento per la mobilità urbana e per l’organizzazione dei servizi pubblici. “Amaco non è semplicemente un’azienda – spiega – ma un presidio fondamentale per la mobilità dei cittadini e un elemento di coesione sociale per l’intero territorio”.

Per questo motivo le ipotesi di cessione o privatizzazione del servizio stanno sollevando forti perplessità nel dibattito politico locale.

Il caso dell’offerta economica: “Valore dimezzato”

Tra i punti più critici sollevati dal capogruppo di Occhiuto Presidente c’è il tema economico legato alla possibile vendita.

“Il valore stimato dell’immobile è di circa 5 milioni di euro, mentre l’offerta avanzata da un imprenditore cosentino sarebbe di 2,1 milioni di euro per l’acquisto non solo dell’immobile ma anche dei beni e della quota di partecipazione in Cometra“, evidenzia Caputo.

Una cifra che, secondo l’esponente politico, rischierebbe di tradursi in una vera e propria svendita di un patrimonio pubblico, oltre che di un servizio strategico per la città.

Il nodo occupazionale: rischio per i lavoratori

Accanto al tema economico emerge anche la questione occupazionale. Nel documento relativo all’organizzazione del servizio – sottolinea Caputo – si prevede una forza lavoro di 90 dipendenti, con un massimo di 95 unità dopo la revisione dei bacini. Una previsione che, secondo il capogruppo, potrebbe entrare in contrasto con le norme regionali e sollevare interrogativi sulla tutela dei lavoratori. “Dietro questi numeri – afferma – non ci sono semplici statistiche, ma lavoratori, famiglie e professionalità che per anni hanno garantito il funzionamento del trasporto pubblico cittadino“.

La posizione politica: “Amaco deve restare pubblica”

La linea politica espressa da Caputo è chiara: difendere la natura pubblica dell’azienda e garantire continuità al servizio. “Ridurre il servizio o comprimere l’occupazione significherebbe colpire i lavoratori e la qualità del servizio per i cittadini“, conclude. Per questo, il capogruppo di Occhiuto Presidente annuncia che continuerà a sostenere nelle sedi politiche e istituzionali la necessità di mantenere Amaco pubblica, tutelando lavoro, mobilità e servizi essenziali per la comunità.

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