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13 Marzo 2026
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Auto sì o no sul Corso? A Vibo spunta l’idea rivoluzionaria: trasformarlo in una galleria coperta

Il dibattito sulla riapertura del Corso al traffico divide la città. Ma l’architetto Domenico Santoro propone una strada opposta: una galleria coperta con vetro, ferro e fotovoltaico per rilanciare il centro

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A Vibo Valentia il dibattito sulla viabilità di corso Vittorio Emanuele III torna ad accendersi e riporta al centro una domanda che da anni divide cittadini, commercianti e amministratori: riaprire o no il Corso alle auto? La discussione è approdata anche nelle sedi istituzionali dopo la proposta avanzata dalla consigliera di maggioranza Antonella Petracca, che ha chiesto di valutare una rimodulazione degli orari di accesso al traffico veicolare nel principale asse commerciale della città.

Ma mentre si discute della possibilità di far tornare le macchine per alcune ore della giornata, dal mondo dell’urbanistica arriva una visione completamente opposta. L’architetto Domenico Santoro rilancia infatti un’idea alternativa: non restituire spazio alle auto, ma trasformare il Corso in una vera infrastruttura urbana moderna, capace di attrarre persone, attività e servizi. Una proposta non nuova, ma oggi riproposta con forza nel pieno della discussione cittadina.

La proposta: Corso aperto alle auto la mattina

Il confronto nasce dalla proposta della consigliera Petracca, che ha portato la questione sul tavolo della Commissione Urbanistica. L’ipotesi in campo prevede una rimodulazione della pedonalizzazione con l’apertura del Corso al traffico veicolare dalle 7:00 alle 15:00, lasciando poi spazio all’area pedonale nel pomeriggio e nelle ore serali.

L’iniziativa, secondo quanto spiegato dalla stessa consigliera, nasce dall’ascolto delle richieste degli operatori economici del centro e da una raccolta firme promossa dagli esercenti, che chiedono una revisione dell’attuale disciplina della viabilità. L’obiettivo sarebbe quello di agevolare l’accesso ai negozi nelle ore di maggiore operatività, favorendo allo stesso tempo la mobilità mattutina, anche in relazione all’ingresso degli studenti nelle scuole. “Il centro storico deve continuare a essere un luogo vivo, frequentato e dinamico“, ha spiegato Petracca, sottolineando la necessità di aprire “un confronto serio e costruttivo” per individuare soluzioni capaci di sostenere il commercio locale senza rinunciare alla qualità degli spazi urbani.

L’idea opposta: niente auto, serve una rivoluzione urbana

Se da un lato c’è chi chiede di riportare il traffico nel Corso, dall’altro emerge una posizione diametralmente opposta. L’architetto Domenico Santoro definisce infatti “retrograda” l’ipotesi di restituire spazio alle auto nel cuore della città. Secondo Santoro il vero problema non è la viabilità, ma la progressiva perdita di centralità del centro storico, che negli anni ha visto diminuire servizi, funzioni e capacità di attrazione. Una trasformazione che, a suo giudizio, ha trovato nel Vibo Center il simbolo più evidente dello spostamento della vita commerciale e sociale fuori dal centro cittadino. Ed è proprio osservando quel modello che, paradossalmente, si potrebbe ripensare il futuro del Corso.

Il modello: un “small center” nel cuore della città

L’idea dell’architetto è quella di trasformare corso Vittorio Emanuele in un vero “small center” urbano, una sorta di centro commerciale naturale evoluto, capace di vivere oltre gli orari tradizionali dei negozi. Non solo commercio, dunque, ma anche: ristorazione, spazi di incontro, eventi, intrattenimento e servizi, in modo da rendere il Corso un luogo capace di attrarre cittadini, famiglie e giovani durante tutto l’arco della giornata. Un modello che punta a riportare centralità urbana e sociale nel cuore della città, invertendo il processo che negli ultimi anni ha spostato sempre più attività verso la periferia.

La proposta simbolo: coprire il Corso con ferro, vetro e fotovoltaico

L’idea più ambiziosa riguarda però una vera e propria trasformazione architettonica del Corso. Santoro propone infatti di realizzare una copertura lungo corso Vittorio Emanuele composta da ferro, vetro e pannelli fotovoltaici.

Un intervento che avrebbe diverse funzioni: protezione climatica per pedoni e attività commerciali; valorizzazione estetica e architettonica del centro; produzione di energia rinnovabile grazie ai pannelli fotovoltaici; l’operazione potrebbe essere collegata anche alle Comunità energetiche rinnovabili (CER), consentendo di produrre energia da distribuire all’interno della città. In questo scenario il Corso diventerebbe non solo uno spazio commerciale e pedonale riqualificato, ma anche un’infrastruttura urbana sostenibile e innovativa.

Il recupero degli spazi nascosti del centro storico

Nella visione di Santoro, il rilancio del centro passa anche dal recupero della struttura urbanistica ottocentesca della città. All’interno della maglia urbana del centro storico, infatti, esistono ancora numerosi spazi verdi interni ai riquadri degli isolati, spesso marginali o poco utilizzati. Aree che potrebbero essere recuperate e trasformate in luoghi di aggregazione, servizi e spazi pubblici, integrandosi con la riqualificazione complessiva del Corso.

La critica politica: manca una visione strategica

Dietro la proposta urbanistica emerge anche una critica politica precisa. Secondo Santoro, Vibo Valentia avrebbe bisogno di una vera strategia di rigenerazione urbana, capace di ridisegnare il ruolo del centro storico e di pianificare il futuro della città. Nel mirino finisce l’amministrazione guidata dal sindaco Enzo Romeo, accusata di non aver dato seguito a una delle promesse più significative della campagna elettorale: costruire insieme ai cittadini un vero piano strategico di sviluppo urbano.

Per l’architetto, la città non può limitarsi a interventi episodici o piccole espansioni edilizie, ma dovrebbe puntare su un nuovo Piano urbanistico orientato alla rigenerazione e alla riqualificazione delle funzioni urbane.

Il vero nodo: il futuro del centro storico

Il confronto sulla viabilità del Corso rischia così di diventare solo la punta dell’iceberg di una questione molto più ampia. Il futuro del centro storico di Vibo Valentia, infatti, non si gioca soltanto sulla possibilità di far tornare le auto o mantenere la pedonalizzazione, ma sulla capacità di immaginare un nuovo modello urbano. Ed è proprio su questo terreno che il dibattito cittadino sembra destinato a intensificarsi nelle prossime settimane. Da una parte la richiesta di riaprire il Corso al traffico per sostenere il commercio, dall’altra la proposta di trasformarlo in una infrastruttura urbana moderna, sostenibile e attrattiva. Due visioni opposte che raccontano, in fondo, la stessa domanda: quale futuro per il cuore della città?

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