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9 Aprile 2026
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Autonomia differenziata, bufera su Occhiuto dopo il sì alla Conferenza Stato-Regioni: “Tradisce la Calabria”

Opposizioni all’attacco dopo il via libera alle pre-intese in Conferenza Stato-Regioni: “Pagheranno i più fragili”. Il governatore nel mirino tra accuse politiche e timori per la sanità

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Si accende lo scontro sull’autonomia differenziata dopo il via libera dato dal presidente della Regione Roberto Occhiuto alle pre-intese tra Governo e alcune Regioni del Nord in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. Una scelta che ha provocato una reazione immediata e durissima da parte delle opposizioni calabresi, che parlano apertamente di “tradimento della Calabria”.

A guidare l’affondo è Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S al Parlamento europeo, che interpreta la posizione dell’intergruppo di opposizione: “È un grosso errore”, sostiene, perché così si apre concretamente la strada a un modello che rischia di accentuare le disuguaglianze tra territori.

Tridico: “Così si rafforza il divario Nord-Sud”

Secondo Tridico, il voto favorevole consente alle Regioni più ricche di avere maggiore autonomia nella gestione della sanità: “Potranno pagare di più il personale sanitario, offrire prestazioni aggiuntive e investire in modo autonomo nelle proprie strutture”. Uno scenario che, a suo avviso, penalizza inevitabilmente la Calabria, che “non ha e non avrà mai le stesse risorse”. Da qui l’accusa politica diretta: “Invece di battersi, Occhiuto si siede al tavolo ed esegue ordini che arrivano dal suo partito, da Roma, dal Nord”.

Il risultato, aggiunge, rischia di tradursi in effetti concreti sulla vita quotidiana dei cittadini: meno medici di base, infermieri che emigrano, liste d’attesa più lunghe e servizi sanitari sempre più fragili.

Sanità e territori: i timori concreti

Il nodo centrale resta quello della sanità pubblica, già in difficoltà in Calabria. Secondo le opposizioni, l’autonomia differenziata potrebbe accentuare criticità già esistenti: pazienti costretti a spostarsi, punti nascita chiusi, servizi ridotti nelle aree interne. Il timore è quello di una sanità sempre più divisa tra chi può permettersi servizi aggiuntivi e chi resta indietro.

Baldino e le accuse al governo

Sulla stessa linea la deputata Vittoria Baldino (M5S), che parla di una scelta dettata da logiche politiche: “Occhiuto baratta tutto questo con un favore al governo e alle Regioni del Nord”.

Un confronto che richiama anche modelli alternativi: secondo Baldino, esistono esperienze che hanno dimostrato come sia possibile uscire dalle difficoltà rafforzando il sistema sanitario pubblico, non accentuando le differenze.

Le reazioni della sinistra e dei territori

Critiche anche da Avs, con Fernando Pignataro che parla di “tradimento degli interessi dei cittadini e degli ammalati”, attribuendo la scelta a una linea politica “sempre più secessionista e anti-meridionale”. Parole dure, accompagnate dalla richiesta di dimissioni del governatore, definendo quanto accaduto “una delle pagine più brutte del regionalismo”.

Dal fronte del Partito democratico, l’ex capogruppo regionale Mimmo Bevacqua evidenzia i rischi per l’equilibrio dei diritti: “Serve un movimento che difenda la sanità pubblica e la coesione nazionale”.

Anche dai territori emergono preoccupazioni. Il sindaco di Cinquefrondi Michele Conìa mette in guardia sulla possibilità che le Regioni possano attivare fondi sanitari integrativi, creando di fatto cittadini di serie A e di serie B.

Le accuse di incoerenza

A chiudere il cerchio delle critiche è il fronte dei Democratici progressisti meridionalisti, che parlano di una scelta in contraddizione con gli impegni precedenti. Secondo Francesco Intrieri, Occhiuto aveva garantito che prima dell’autonomia differenziata sarebbero stati colmati i divari e garantiti i Lea: “Il voto di oggi smentisce ogni impegno preso”.

La richiesta: riferire in Consiglio regionale

Di fronte a un quadro così acceso, le opposizioni chiedono ora che il presidente della Regione riferisca in Consiglio regionale, chiarendo le ragioni della scelta e le conseguenze per la Calabria. Sul tavolo resta una questione destinata a segnare il dibattito politico dei prossimi mesi: il futuro della sanità e l’equilibrio tra Nord e Sud.

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