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29 Marzo 2026
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Francesco Pitaro contro la Regione: “Sottosegretari inutili e costosi, è un oltraggio al buon senso”

L’ex consigliere regionale dem boccia la riforma: “Macchina appesantita senza benefici mentre la Calabria affronta crisi climatica ed emergenza sociale”. Nel mirino anche il confronto con il passato: “Altro che riforma, questa è una riformetta”

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La critica alla Regione Calabria Duro affondo di Francesco Pitaro, già consigliere regionale del Partito Democratico, contro la scelta della Regione Calabria di introdurre due nuovi sottosegretari nella squadra di governo.

Secondo Pitaro, si tratta di una decisione che rappresenta “un oltraggio al buon senso, prima ancora che all’etica e alla buona politica”. Una presa di posizione netta che punta il dito contro una struttura amministrativa che, a suo dire, rischia di diventare sempre più pesante e costosa.

“Struttura appesantita e costi senza benefici”

L’ex consigliere evidenzia come l’inserimento dei due sottosegretari arrivi dopo l’introduzione di altri due nuovi assessori e della figura del consigliere supplente, prevista da una recente modifica dello Statuto regionale.

Una scelta che, secondo Pitaro, non porta alcun beneficio concreto: i sottosegretari, così come concepiti, “appaiono non solo costosi, ma soprattutto incapaci di apportare vantaggi né alla Regione né alla collettività”.

Per l’esponente dem, si tratta di una misura che si scontra con i principi di una gestione efficiente ed efficace del denaro pubblico.

Il contesto: crisi climatica ed emergenza sociale

La critica si inserisce in un quadro più ampio. Pitaro definisce “sconcertante” che tali decisioni vengano assunte mentre la Calabria è alle prese con eventi meteorologici estremi, crisi economica e crescenti difficoltà per famiglie, giovani, professionisti e imprese.

Una situazione che, secondo lui, richiederebbe interventi concreti e prioritari, piuttosto che un ampliamento della macchina politica.

Il confronto con il passato

Nel suo intervento, Pitaro richiama anche il passato istituzionale della Regione, mettendo a confronto l’attuale riforma con i momenti più significativi della storia statutaria calabrese. Il riferimento è al primo Statuto del 1971 e alla riforma del 2004, caratterizzati – secondo l’ex consigliere – da un forte slancio progettuale. Al contrario, la modifica attuale viene definita una “riformetta” che, conclude Pitaro, “fa cadere le braccia”.

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