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3 Marzo 2026
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Catanzaro dopo la spallata fallita: Fiorita appeso ai “responsabili”, il centrosinistra recita l’unità ma trema

Ufficialmente si brinda alla compattezza ma il sindaco è ostaggio dei numeri, vuole il rimpasto e sogna di silurare la vice. Intanto crescono i due anti-Fiorita: Bosco e Pitaro

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La narrazione ufficiale parla di centrosinistra compatto, clima “positivo”, agenda condivisa. La realtà, come spesso accade a Catanzaro, è meno romantica e molto più brutale. Il sindaco Nicola Fiorita è politicamente vivo, certo. Ma è nelle mani dei cosiddetti “nuovi responsabili“, con Filippo Mancuso sullo sfondo che osserva, calibra, pesa. Messi tutti insieme fanno maggioranza nella maggioranza e pesano molto di più dei consiglieri dell’area progressista che tutto possono fare tranne dare le carte. La colla alla poltrona e il tengo famiglia sono gli unici antidoti in comune. La “spallata” di Forza Italia e Azione è fallita. Non perché la maggioranza sia granitica, ma perché nessuno aveva davvero interesse ad andare fino in fondo. E Fiorita lo sa. Sa che non lo sfiduceranno. E gioca di conseguenza.

Il sindaco tra prudenza e calcolo

Il vertice di maggioranza è servito a congelare le tensioni. Bilancio prima di tutto, poi eventualmente si discuterà di deleghe, assetti, rimpasti. Tradotto: nessuno vuole far saltare il banco. Meglio non creare nuovi attriti mantenendo il fuoco sotto cenere. La strategia è chiara: il primo cittadino prova a raffreddare gli animi in attesa del prossimo Consiglio comunale che dovrà approvare la manovra finanziaria. Non mette mano alla Giunta adesso, evita strappi, parla di sanità, Psc, politiche sociali, isola pedonale, ospedale. Temi veri, certo. Ma la politica, quella vera, è altrove.

Perché il banco di prova sarà doppio: la presentazione delle liste per le Provinciali entro domenica; il voto sul bilancio in programma la prossima settimana con appuntamento già fissato nell’aula rossa. Superato l’ultimo scoglio, Fiorita andrà al punto. E il punto non è un “ritocchino”. È un vero e proprio rimpasto. Inevitabile quanto necessario per far quadrare conti e ambizioni varie.

Il nodo Iemma e lo scontro nel Pd

È ormai cosa nota: il sindaco vorrebbe licenziare o degradare la vice sindaca Giusi Iemma. Un’operazione che, finora, è stata frenata. Non solo perché politicamente delicata, ma perché nel Pd che conta davvero, quello che fa capo ad Ernesto Alecci, l’operazione non convince affatto e neanche conviene. Gli argomenti a disposizione del primo cittadino sono abbastanza deboli per arrivare a un ribaltone di queste proporzioni e il Partito democratico, seppur balcanizzato come quello catanzarese che si muove in ordine sparso, non può permetterselo. Fiorita punta comunque a ridisegnare gli equilibri, magari mettendo sul tavolo: la vicesindacatura (se il Pd glielo consente), l’Amc, con il mandato dell’avvocato Eugenio Felice Perrone in scadenza, un paio di deleghe pesanti per blindare la maggioranza, qualche altra postazione da dare in pasto agli insaziabili “responsabili”. È il manuale della sopravvivenza applicato alla politica municipale: tenere insieme famiglia e poltrona, senza farsi travolgere.

Mancuso gioca l’ultima carta

In questo scenario si muove Filippo Mancuso. Le sue quotazioni nel centrodestra regionale sono date in calo, sia dentro la Lega sia tra gli alleati. Ma a Palazzo De Nobili conserva ancora una carta: il potere dei suoi uomini in Consiglio comunale permette di mantenere il controllo su Fiorita e compagni. È una leva che può pesare. E la userà fino in fondo per alimentare un consenso dato in calo dopo aver perso la poltronissima di presidente del Consiglio regionale con tutto il resto. Oggi è vice presidente della Regione, formalmente il vice di Occhiuto, paradossalmente con meno potere rispetto alla passata legislatura latitudine Cittadella.

La sinistra che cresce (e mette in ombra Fiorita)

Dall’altra parte della barricata, mentre il sindaco combatte per restare in equilibrio, emergono altre figure. La prima è Gianmichele Bosco, presidente del Consiglio comunale, volto sempre più visibile di Avs, apprezzato, in crescita, osservato con attenzione dallo stesso Fiorita. Potrebbe essere una sponda futura. O un’alternativa silenziosa. La seconda è Francesco Pitaro, il più votato nel centrosinistra a Catanzaro città alle ultime Regionali. Avvocato, comunicatore abile, presenza costante, già consigliere regionale. Il suo obiettivo è chiaro: candidarsi a sindaco nel 2027. È, di fatto, l’anti-Fiorita. Qualcuno aveva ipotizzato di portarlo in Giunta per neutralizzarlo. Lui ha fiutato l’aria e ha scelto di restare fuori. Non vuole bruciarsi. Sa che in politica il tempo è tutto e il tempo potrebbe cuocere Fiorita nel suo stesso brodo. Anche perché a molti sfugge un altro elemento che pesa come un macigno: da qui in avanti Fiorita non avrà più la sponda della Regione guidata da Roberto Occhiuto. Con l’avvicinarsi delle amministrative del 2027 è plausibile che i rubinetti si chiudano sempre di più perché il centrodestra vuole stravincere. E non farà sconti pur di riprendersi Catanzaro, la città capoluogo di Regione.

Il tempo che scade

Il centrosinistra prova a ricomporsi. Parla di rilancio, di agenda condivisa, di coesione. Ma sotto la superficie si muovono ambizioni, rancori, calcoli. Fiorita può ancora giocarsi la partita. Se riuscirà a rilanciare davvero l’azione amministrativa, sarà difficile negargli una ricandidatura bis. Ma oggi quella candidatura è molto meno scontata di quanto si voglia far credere. Il progetto che doveva rivoluzionare Catanzaro è rimasto praticamente chiuso nel cassetto del suo ufficio, messo sotto scacco da singoli consiglieri comunali senza né arte, né parte, attaccati alla poltrona e a quel gettone che prenderanno fino al termine del loro mandato.

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