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23 Febbraio 2026
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Catanzaro, la crisi che non c’è. Fiorita resta senza pensieri ed esplode la resa dei conti nel centrodestra

Il sindaco rinvia i “Pensieri della domenica” e aspetta il 24 febbraio in silenzio tattico. La sfiducia si è ormai arenata a quota 15 e la vera resa dei conti esplode dentro il centrodestra, non a Palazzo De Nobili

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“I pensieri di questa settimana sono rinviati”. Con poche righe, Nicola Fiorita congela la sua rubrica e trasforma un post domenicale in un messaggio politico calibrato al millimetro. Non entra nel merito, non attacca, non si difende. Si limita a registrare che la sua rubrica ha assunto un “rilievo mediatico e politico molto significativo” e che non potrebbe evitare di commentare il tentativo di sciogliere il Comune. È un modo elegante per dire: so cosa sta succedendo, ma parlo dopo. La scadenza è il 24 febbraio. Formalmente il giorno entro cui l’operazione sfiducia dovrebbe compiersi. Sostanzialmente, la data in cui si certificherà che non succederà nulla.

La spallata annunciata e mai arrivata

La crisi che doveva travolgerlo si è fermata a 15 firme su 17. Due in meno. Due che nessuno è riuscito a trovare, o forse nessuno ha davvero voluto trovare. Nel centrodestra l’operazione è partita con toni da resa dei conti. Si parlava di ritorno alle urne in primavera, di fine anticipata della consiliatura, di commissariamento inevitabile. Poi, come spesso accade quando la politica alza troppo la voce, la realtà ha presentato il conto.

Forza Italia ha spinto. Lega e Fratelli d’Italia hanno firmato il minimo sindacale. Il resto del fronte è rimasto sospeso in una prudenza che sa di calcolo. Il cosiddetto “mondo di mezzo” del Gruppo misto – decisivo per arrivare a quota 17 – non si è mosso di un millimetro. E così la “spallata” si è trasformata in una carezza maldestra.

Il centrodestra e il gioco delle ambizioni

Far cadere un capoluogo di regione non è un’operazione tecnica. È una scelta strategica che implica un accordo sul dopo. E qui il centrodestra si è scoperto diviso. Chi avrebbe dovuto cucire, in primis il vicepresidente della Regione Filippo Mancuso, ha scelto la linea della prudenza: niente salto nel buio senza candidato e programma condivisi. Tradotto: niente crisi se prima non si chiude la partita delle candidature e, si sa, lui aspira a fare il sindaco di Catanzaro.

Intanto Fratelli d’Italia rivendica il diritto di indicare il prossimo sindaco. Si parla apertamente del presidente di Unindustria Aldo Ferrara. Forza Italia tiene in caldo Sergio Abramo ma il piano ormai fallito di sfiduciare Fiorita fa saltare definitivamente anche questa ipotesi, oggettivamente azzardata ma proponibile solo in questa finestra temporale. Tutti parlano del futuro, nessuno ha messo davvero mano al presente. In fondo, la crisi non è fallita per mancanza di firme. È fallita per eccesso di ambizioni.

Fiorita salvo, ma non trionfante

Sia chiaro: Fiorita non esce rafforzato per virtù propria. Esce in piedi perché l’opposizione non ha affondato il colpo. La sua maggioranza tiene, ma non per blindatura politica. Tiene perché dall’altra parte non si è trovato il coraggio – o la convenienza – di chiudere il cerchio. Un film già visto e rivisto. D’altronde il centrosinistra si trova alla guida di Palazzo dei Nobili solo per la spaccatura del centrodestra.

A sinistra non c’è euforia. Le tensioni interne restano. Le parole dell’ex dem Fabio Celia, tra i firmatari della sfiducia, hanno lasciato ferite aperte. Il bilancio incombe. Le prossime sedute diranno se l’amministrazione è in grado di reggere fino alla fine naturale del mandato o se serviranno aggiustamenti sotterranei negli equilibri di governo. La stabilità, a Catanzaro, è più una tregua che una vittoria.

La morale della domenica

Il sindaco ha rinviato i suoi pensieri a mercoledì. In realtà la città ha già letto il finale. La crisi non c’è stata. Non perché fosse impossibile, ma perché nessuno ha voluto davvero pagarne il prezzo. Ora il centrodestra dovrà smaltire le tossine di un’operazione iniziata con enfasi e chiusa in silenzio. E Fiorita potrà tornare a scrivere la sua rubrica, con un vantaggio non trascurabile: quando l’avversario sbaglia i tempi, spesso ti regala mesi di sopravvivenza politica. A Catanzaro, per ora, non è caduto il sindaco. È caduta l’illusione che basti annunciare una crisi per farla esistere.

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