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8 Aprile 2026
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Catanzaro, l’acqua entra nello Statuto: “È un diritto, non una merce”

Il Comitato civico con il Codacons deposita la proposta in Comune per blindare il minimo vitale prima dell'arrivo di SoRiCal a metà 2026. L'appello al Consiglio: "Decidete se stare con i cittadini o fare gli esattori"

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Non è una pratica amministrativa, è una scelta di campo. Il Comitato Civico Cittadino Pro Acqua Pubblica ha depositato ufficialmente al Comune di Catanzaro, con il supporto del Codacons, la richiesta di modifica dello Statuto comunale. Firmatari Francesco Procopio, Innocenzo Parentela, Nunzio Triolo, Corrado Abatino, Giuseppe Doria e Sergio Chiefali.
L’obiettivo è chiaro e urgente: blindare l’acqua come bene comune prima che il subentro operativo di SoRiCal, previsto per metà 2026, consegni la gestione a logiche di bilancio. Come sintetizza il Comitato, “il Comune deve decidere oggi se proteggere i cittadini o diventare l’esattore di SoRiCal“.

La battaglia di dignità contro povertà e distacchi

Catanzaro, ricorda il Comitato, attraversa una crisi sociale profonda. Per questo la proposta parte dalla difesa dei più fragili. “Togliere l’acqua a chi è in difficoltà economica non è una procedura amministrativa, è una violenza che calpesta la dignità umana“.
Da qui la richiesta di inserire in Statuto il principio che “l’accesso all’acqua è un diritto umano universale e privo di rilevanza meramente commerciale”, e soprattutto il divieto assoluto di staccare il servizio alle famiglie in difficoltà. Perché, ribadiscono i promotori, “la dignità della persona non può venire dopo la capacità di pagare una bolletta”.

Il referendum tradito e il muro dei 50 litri

Il secondo pilastro è la memoria e la trasparenza. Il Comitato denuncia il “referendum tradito” del 2011 e vent’anni di “tariffe gonfiate e rincari applicati fuori dalle regole”, già censurati dalla Corte Costituzionale con la sentenza 246/2009. Il messaggio a Palazzo De Nobili è netto: “Non permetteremo che il passaggio a SoRiCal diventi una sanatoria per queste tariffe fuori legge”.
La proposta chiede quindi tre garanzie vincolanti nello Statuto. Il riconoscimento dell’acqua come bene comune. La garanzia dei 50 litri d’acqua al giorno per persona, indicata dall’OMS come minimo vitale per salute e igiene. E lo stop ai distacchi totali del servizio.

L’appello finale al Consiglio

La chiusura è un appello diretto ai consiglieri, oltre gli schieramenti. Sostenere la modifica, dicono i promotori, “non significa fare una scelta di partito, ma un gesto di civiltà”.
Francesco Di Lieto del Codacons lo riassume così: “Catanzaro deve decidere se essere una comunità di persone o un freddo elenco di utenze da spremere“. E avverte: “nessun bilancio societario varrà mai quanto la dignità di un cittadino che apre il rubinetto”, perché “i diritti inalienabili non si staccano e non si negoziano”.

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