Il futuro di Catanzaro Servizi approda finalmente in aula, ma lo fa nel momento più delicato possibile. Tra polemiche politiche a distanza, tensioni sociali e una situazione finanziaria ancora instabile, il Consiglio comunale di Catanzaro sarà chiamato a pronunciarsi sul piano industriale 2026-2030 e sull’affidamento dei nuovi servizi a rilevanza economica alla società partecipata.
La convocazione è arrivata al termine della conferenza dei capigruppo. Il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, ha fissato la seduta straordinaria in prima convocazione giovedì 5 febbraio alle 14 e in seconda venerdì 6 febbraio alle 12.30. Un appuntamento che, più che programmatorio, si annuncia come un passaggio politico e sociale decisivo.
Il piano industriale e il nodo dei servizi
Al centro del dibattito ci sarà l’approvazione del Piano industriale 2026-2030 della Catanzaro Servizi S.p.A.. Un documento che dovrebbe tracciare la rotta del rilancio aziendale, ma che arriva mentre la società è ancora segnata da criticità strutturali, a partire dal pignoramento e dalla fragilità della cassa.
In discussione anche l’affidamento in house di diversi servizi strategici: dalla manutenzione del verde urbano alla gestione delle lampade votive, passando per la manutenzione del piano viabile e delle pertinenze stradali. Scelte che, se da un lato rafforzerebbero il perimetro operativo della partecipata, dall’altro impongono una valutazione rigorosa sulla sostenibilità economica e sulla reale capacità di garantire continuità e qualità.
Stipendi, arretrati e il “giallo” dei pagamenti
Ma il vero convitato di pietra resta la vicenda degli stipendi. I 120 dipendenti della società attendono ancora il saldo del 50% della mensilità di dicembre e l’intero stipendio di gennaio. A dicembre, infatti, è stato corrisposto solo metà stipendio insieme alla tredicesima, lasciando molte famiglie in una condizione di forte incertezza economica. Nei giorni scorsi dodici consiglieri di opposizione hanno denunciato il mancato pagamento delle retribuzioni, sottolineando che, essendo la società sotto pignoramento, sarebbe stato il Comune a dover intervenire in sostituzione. Secondo l’opposizione, al 31 gennaio sui conti correnti dei lavoratori non risultava ancora alcun accredito.
Il sindaco Nicola Fiorita ha replicato parlando di mandati di pagamento già emessi il 30 gennaio. In quella stessa data, sull’albo pretorio, sono comparse 14 determine dirigenziali di liquidazione, relative alle fatture per i servizi resi dalla partecipata ai vari settori dell’ente. Un iter burocratico che avrebbe avviato il pagamento, ma che, complice l’emissione di venerdì, potrebbe aver prodotto effetti solo all’inizio della settimana successiva.
Tra burocrazia e ansia quotidiana
Resta il fatto che, fino a ieri mattina, diversi conti bancari risultavano ancora invariati, come riferito da alcuni dipendenti. È possibile che nelle ultime ore il “transito” sia stato completato, ma l’episodio ha lasciato il segno. Perché, al di là dei tempi tecnici e delle spiegazioni formali, ciò che emerge è la fragilità quotidiana di un corpo di lavoratori che vive ormai nell’ansia di non riuscire a far fronte, puntualmente, agli impegni familiari e finanziari. I sindacati avevano chiesto un segnale concreto e quel segnale, seppur tardivo, sembra essere arrivato. Ma la fiducia è logorata e la preoccupazione resta intatta, soprattutto guardando ai prossimi mesi.









