Catanzaro si prepara ad accendere un faro potente su Catanzaro Servizi, la più importante società partecipata del Comune. La Terza commissione consiliare permanente ha preso atto dell’indirizzo politico emerso in Conferenza dei capigruppo: istituire una commissione consiliare d’inchiesta per verificare regolarità finanziaria e amministrativa della società.
L’organismo affiancherà una seconda commissione, già prevista, dedicata al rilascio delle concessioni e alla reale destinazione d’uso di immobili tra via Izzi De Falenta e l’area retroportuale. Entrambe le iniziative nascono su impulso del consigliere di Azione, Stefano Veraldi, che da tempo sollecita un passaggio di verità istituzionale.
Composizione, tempi e regole del gioco
Le due commissioni saranno composte da otto membri ciascuna, con presidenza assegnata alla minoranza, come da regolamento consiliare. La durata prevista è di sei mesi. Le sedute si svolgeranno a porte chiuse, senza compensi per i commissari, e anche la relazione finale verrà illustrata al Consiglio comunale in seduta secretata. Il passaggio decisivo spetterà ora al Consiglio comunale, chiamato a istituire formalmente gli organismi. L’obiettivo dichiarato è arrivare in aula con un quadro già definito, evitando improvvisazioni.
Il cuore dell’indagine: titoli di spesa e crediti fiscali
La commissione su Catanzaro Servizi dovrà verificare la legittimità degli atti che costituiscono titoli di spesa, per accertare la correttezza della gestione. Un tema diventato incandescente soprattutto nel 2025, anno in cui la società è finita nell’occhio del ciclone per la disputa sui crediti fiscali.
Stipendi a metà e gennaio a rischio
Nel frattempo, il fronte politico si allarga. Valerio Donato, Gianni Parisi e Stefano Veraldi tengono alta l’attenzione su una ferita che brucia: il mancato pagamento di metà stipendio di dicembre e il rischio concreto per la mensilità di gennaio.
Secondo i tre consiglieri di opposizione, la maggioranza guidata dal sindaco Fiorita «continua a discriminare i lavoratori di Catanzaro Servizi», colpendo centinaia di famiglie, nonostante «la gran parte del personale sia quotidianamente impegnata nello svolgimento di funzioni delicate e strategiche» per la macchina comunale.
L’arma che c’è (ma non si usa): l’intervento sostitutivo
La domanda è secca e politica: perché il Comune non attiva l’intervento sostitutivo della stazione appaltante in caso di inadempienza retributiva dell’impresa affidataria? La procedura è prevista dal Codice degli appalti e consentirebbe di pagare direttamente ai lavoratori le somme arretrate, detraendole dalle spettanze dovute all’affidatario. «Consentirebbe ai lavoratori di tirare almeno un primo sospiro di sollievo», sottolineano.
“Il minimo sindacale”
Per Donato, Parisi e Veraldi “questo riteniamo sia il minimo sindacale da fare», in attesa di capire «quale sia l’intenzione dell’Amministrazione nei confronti della più importante società partecipata del Comune“. E l’affondo finale è politico e netto: “Cosa impedisce, dunque, al Comune di attivare subito la procedura prevista dalla legge? Qualunque sia la risposta, una cosa è certa: ogni giorno di inerzia è una scelta politica“. Una scelta che – avvertono – “segna una distanza incolmabile tra l’Amministrazione Fiorita e il mondo del lavoro“. E che cittadini e lavoratori non dimenticheranno.









