La tempesta non è finita, ma almeno la nave ha evitato lo scoglio più pericoloso. Per Catanzaro Servizi arriva un primo segnale di tregua nella lunga e complicata operazione di risanamento finanziario della società partecipata del Comune. Il giudice delle esecuzioni ha infatti dichiarato improcedibile il pignoramento milionario avviato a dicembre dalla società Aurora spa, nel frattempo divenuta Calmefin, che aveva messo a rischio la tenuta dei conti della partecipata. Una decisione resa possibile dalle misure protettive concesse dal tribunale nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi, ma soprattutto dall’accordo transattivo raggiunto tra le parti. Un passaggio che consente alla società in house di Palazzo De Nobili di togliersi almeno per ora la più pesante spada di Damocle.
L’accordo che congela il rischio da 3 milioni
Il contenzioso nasce dalla tormentata vicenda dell’operazione Parco Romani, che negli ultimi mesi aveva finito per pesare potenzialmente per oltre 3,1 milioni di euro sulle casse di Catanzaro Servizi. Una cifra che, se confermata dall’azione esecutiva, avrebbe potuto portare la partecipata a un punto di non ritorno.
Il nuovo accordo consente invece di chiudere la partita con una transazione da 1,85 milioni di euro, da versare nell’arco di dieci anni. Una soluzione più onerosa rispetto alla precedente intesa da circa 1,6 milioni, ma necessaria dopo il naufragio di quell’accordo legato alla vicenda del credito fiscale rivelatosi inesistente, che aveva di fatto fatto saltare il piano. Con questa intesa, ora, il tribunale dovrebbe disporre nei prossimi giorni anche lo svincolo definitivo del pignoramento, restituendo alla società la piena disponibilità dei propri conti.
Il ritorno alla normalità per stipendi e pagamenti
Lo sblocco dei conti rappresenta molto più di un passaggio tecnico. Negli ultimi mesi, infatti, il pignoramento aveva congelato l’operatività finanziaria della partecipata, costringendo il Comune a intervenire direttamente. Le ultime due mensilità e parte dello stipendio di dicembre dei circa 120 dipendenti sono state pagate direttamente da Palazzo De Nobili, che si è sostituito alla società utilizzando il potere sostitutivo previsto dal testo unico delle società partecipate. Con la rimozione del vincolo sui conti, Catanzaro Servizi potrà tornare a gestire direttamente stipendi e pagamenti, un passaggio fondamentale per ristabilire una parvenza di normalità nella gestione quotidiana.
Il vero nodo resta il Durc
Se il capitolo del pignoramento sembra avviarsi verso la chiusura, restano però aperti altri fronti decisivi. Il più delicato riguarda il Durc, il documento che certifica la regolarità contributiva. Senza quel certificato la società non potrebbe infatti svolgere servizi per conto della pubblica amministrazione, e dunque neppure per il Comune di Catanzaro, che è il suo socio unico. Una situazione che rischierebbe di innescare un circolo vizioso capace di portare rapidamente al fallimento.
La partecipata non è in grado di sostenere immediatamente la spesa necessaria per regolarizzare i contributi. Il giudice, nel decreto sulle misure protettive, ha già chiarito che non è possibile concedere il Durc in presenza di irregolarità, suggerendo piuttosto di utilizzare la liquidità disponibile. Ma il Comune e il management della società stanno valutando una strada alternativa.
Il possibile intervento diretto del Comune
L’ipotesi su cui si sta lavorando riguarda ancora una volta il potere sostitutivo dell’ente locale nella sua veste di stazione appaltante. In sostanza il Comune potrebbe versare direttamente all’Inps la quota contributiva trattenendola dalle fatture dovute alla società. Una soluzione che permetterebbe di ottenere il Durc senza gravare immediatamente sui conti della partecipata, garantendo la continuità dei servizi. Su questo scenario si starebbero confrontando l’amministratore unico Antonio De Marco e il sindaco Nicola Fiorita, con l’obiettivo di chiudere rapidamente la questione.
La partita decisiva dei nuovi servizi
Il tempo però stringe. Il prossimo passaggio chiave è fissato al 28 aprile, quando scadranno le misure protettive contro le azioni esecutive concesse dal tribunale. Entro quella data la società dovrà dimostrare di aver avviato concretamente il proprio percorso di risanamento.
Sul tavolo ci sono le transazioni con i creditori, la trattativa con l’Agenzia delle Entrate per la rateizzazione dei debiti fiscali e soprattutto l’avvio dei nuovi servizi a rilevanza economica già approvati dal Consiglio comunale. Gestione del verde pubblico, lampade votive, manutenzione stradale e assistenza tecnica rappresentano infatti le principali leve su cui costruire il rilancio della società. Senza nuove entrate stabili, qualsiasi piano di risanamento rischierebbe di restare sulla carta. Nel frattempo prosegue anche la procedura per il noleggio dei pontili nel porto, con cinque operatori che hanno già manifestato interesse. Entro la fine di marzo dovrebbe essere individuata la proposta migliore.
Un equilibrio ancora fragile
La decisione del giudice sul pignoramento offre dunque una boccata d’ossigeno, ma non risolve da sola la crisi della partecipata. Il futuro di Catanzaro Servizi si giocherà nelle prossime settimane, tra equilibri finanziari da ricostruire, debiti da ristrutturare e nuovi servizi da rendere operativi. La sensazione è che il percorso di risanamento sia appena iniziato. E che per la società comunale la vera sfida sia adesso dimostrare di poter tornare a camminare con le proprie gambe.









