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11 Marzo 2026
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Comune Vibo, cosa c’è davvero dietro le dimissioni di Colelli? Tensioni nel Pd e resa dei conti nel centrosinistra

Ufficialmente un passo indietro personale, politicamente un segnale preciso. Il retroscena di una frattura interna alla maggioranza che costringe il sindaco a ridisegnare gli equilibri

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Le dimissioni di Francesco Colelli da delegato allo Spettacolo del Comune di Vibo Valentia vengono raccontate come un gesto quasi amministrativo. Fine di un incarico, ringraziamenti di rito, continuità istituzionale garantita. Dietro questo gesto all’apparenza molto elegante si nasconde ben altro. Fuoco sotto cenere. Quando un capogruppo del Partito Democratico rinuncia a una delega affidatagli direttamente dal sindaco, si è davanti a una scelta che tanto somiglia a un segnale politico. E nemmeno troppo cifrato.

Il Pd non arretra: rilancia

Il punto è semplice e scomodo: il Partito Democratico vibonese non è soddisfatto del proprio peso reale dentro l’amministrazione. Dopo la vittoria elettorale e, soprattutto, dopo il passaggio delle regionali, i rapporti di forza nella maggioranza sono cambiati. O meglio: qualcuno ha deciso che dovessero cambiare. Le dimissioni di Colelli vanno lette esattamente in questa chiave: una pressione politica verso il sindaco, un modo per dire che l’equilibrio attuale non regge più. Un passo laterale per spostare il conflitto su un piano più alto: quello del governo della città.

Non una pedina, ma un messaggio

Colelli non è un delegato qualunque. È un dirigente politico, collegato alla segreteria provinciale, e soprattutto è il punto di raccordo tra il gruppo consiliare dem e la macchina amministrativa. La sua uscita dalla delega allo Spettacolo non indebolisce lui: indebolisce il sindaco, perché rompe l’idea di una squadra compatta e introduce un elemento di instabilità visibile. La delega, in sé, conta relativamente. Il messaggio invece è chiarissimo: così non va più bene.

Altro che gesto sereno

Raccontarla come una decisione “già concordata” è una forma di politica cosmetica. Serve a evitare titoli scomodi, non a spiegare la realtà. La verità è che questa scelta costringe Enzo Romeo a muoversi. A decidere se aprire un rimpasto per ridefinire i rapporti con il Pd e le correnti che lo animano, ad iniziare dalla costola che si rifà al consigliere regionale Ernesto Alecci, in antitesi con il gruppo dem che invece risponde a Colelli e compagni. L’alternativa è il rischio di trascinare la maggioranza in una lenta paralisi. Una cosa è certa: nessuno fa passi indietro gratis. E nessuno, tantomeno un capogruppo del primo partito della coalizione, rinuncia a una delega senza aspettarsi conseguenze.

La palla ora è nel campo del sindaco

Qui entra in scena Enzo Romeo. È stato lui a vincere le elezioni, a mettere insieme una coalizione non semplice, a incarnare l’idea di cambiamento. Ora però è chiamato alla prova più difficile: governare il conflitto interno. Se sceglierà la strada dell’attesa, il rischio è uno solo: che la crisi si allarghi, trasformando le tensioni sotterranee in uno scontro aperto. Se invece interverrà con una decisione netta – ridefinendo ruoli, deleghe e responsabilità – potrà ancora tenere il timone.

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