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4 Marzo 2026
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Concorsi Arpacal sotto accusa: richieste di revoca e segnalazioni ad Anac e Corte dei conti

Dai comitati agli idonei, passando per Anac e Corte dei conti: cresce il fronte contro i concorsi Arpacal per dirigenti amministrativi. Sul tavolo la richiesta di revoca in autotutela, mentre il precedente del Tar Campania rischia di diventare una mina giudiziaria

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La partita dei concorsi Arpacal per dirigenti amministrativi entra in una fase delicata e potenzialmente esplosiva. Le polemiche, alimentate anche dalla circolazione online dei nomi dei possibili vincitori, si sono trasformate in atti formali, richieste ufficiali e segnalazioni alle autorità di controllo. Il messaggio che arriva da comitati, idonei e professionisti è netto: fermare tutto e procedere alla revoca in autotutela dei bandi contestati.

La Pec alla direzione Arpacal

A rompere il fronte dell’attesa è stato il Comitato Pa Calabria, che tramite l’avvocato Roberto De Marco ha inviato una Pec alla direzione generale di Arpacal, chiedendo lo stop immediato alle procedure. Secondo il Comitato, i concorsi non rispetterebbero la normativa vigente, soprattutto nella parte che impone la valorizzazione delle risorse interne e dei soggetti già risultati idonei in precedenti selezioni pubbliche.

La richiesta non si limita a un rilievo tecnico: l’operato dell’Agenzia viene giudicato potenzialmente lesivo dei principi di correttezza amministrativa e buon andamento, aprendo scenari che vanno oltre la semplice gestione dei bandi.

Segnalazioni ad Anac e Corte dei conti

Il Comitato Pa Calabria ha annunciato l’intenzione di coinvolgere anche la Presidenza della Regione, l’Autorità nazionale anticorruzione e la Corte dei conti. L’obiettivo è verificare se esistano profili di illegittimità e possibili criticità nella gestione delle risorse pubbliche.

Nel mirino, in particolare, il mancato riconoscimento delle posizioni degli interni e degli idonei, che secondo i promotori della protesta rappresenterebbe una violazione non solo procedurale, ma anche sostanziale.

Il fronte degli idonei: “Comportamento gravissimo”

Sulla stessa linea si colloca il movimento Idonei Calabria Pubblica Amministrazione, che ha scritto direttamente al presidente di Anac, Giuseppe Busia. Nel documento si parla apertamente di “comportamento gravissimo”, contestando quattro concorsi ritenuti in contrasto con diverse norme cardine della pubblica amministrazione, dal decreto legislativo 165/2001 ai Dpr 70/2013 e 487/1994.

Secondo gli idonei, i bandi avrebbero l’effetto di escludere chi ha già superato selezioni pubbliche, comprimendo diritti acquisiti e alterando le regole di accesso alla dirigenza. Da qui la richiesta di revoca in autotutela e, sul piano politico-amministrativo, una riflessione sulla posizione del commissario di Arpacal, Michelangelo Iannone, indicato come responsabile dell’impostazione contestata.

Il precedente del Tar Campania

A rendere il quadro ancora più incerto arriva un elemento che pesa come un macigno: l’ordinanza del Tar Campania n. 235 del 14 gennaio, con cui sono stati annullati i concorsi per dirigenti banditi da Arpa Campania. I giudici hanno ravvisato eccesso di potere, assenza di una ricognizione interna preventiva e lesione dei diritti degli idonei.

Un precedente che, secondo i contestatori, presenta analoghe criticità rispetto al caso calabrese e che potrebbe diventare un riferimento decisivo anche per Arpacal.

La chiamata in causa della Regione

Il parallelismo tra Campania e Calabria viene ritenuto evidente. Per questo, comitati e idonei chiedono non solo un passo indietro all’Agenzia, ma anche un intervento del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, affinché valuti se l’operato di Arpacal – peraltro avallato dai dirigenti regionali competenti – non richieda ulteriori provvedimenti.

Una questione di sistema

Al di là dei singoli bandi, il caso Arpacal riporta al centro una questione cruciale: il rispetto delle regole nei concorsi pubblici come fondamento di trasparenza, merito e credibilità della pubblica amministrazione. In un contesto già segnato da contenziosi e diffidenza, ogni scelta pesa doppio. E per l’Agenzia ambientale calabrese, come osservano gli stessi idonei, potrebbe essere davvero arrivato il momento di cambiare aria.

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